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ice: Parlaci del tuo nuovo libro.

Bobby Seale:
Barbeque’n With Bobby Seale ti insegna come si fa un barbecue con l’essenza marinata, che è una cosa molto diversa dalle varie salse da barbecue. Le salse, ok, piacciono a tutti, sono buone, sono divertenti ma praticamente in tutte le salse c’è dello zucchero. E quando prendi della carne cruda e la metti in una salsa a base di zucchero, non fai altro che andare a bruciare lo zucchero sulla brace. E quindi non puoi metterci la salsa prima che la carne sia ben cotta.

Mio zio Tom Turner, di Liberty, Texas, mi ha insegnato a fare il barbecue con l’essenza quando avevo 12 anni. Tutti, in un raggio di 100 miglia, venivano al ristorante con la griglia da barbecue di mio zio. Diventò famoso perché faceva uno dei migliori barbecue della zona. Per me era bellissimo stare al suo ristorante. Voglio dire, il barbecue era il mio cibo preferito quando ero ragazzino. Noi lo aiutavamo e lui ci dava un paio di dollari al giorno per raccogliere le bottiglie vuote, pulire, spazzare la segatura.

Mi ricordo l’ultima volta che ci sono stato, aveva costruito uno spazio separato in più per i bianchi dall’altra parte della sala, perché c’era ancora la separazione razziale all’epoca. I neri e i bianchi non potevano mangiare nello stesso posto. Allora i bianchi passavano di lì, capito, e lui gli vendeva le costolette da portar via. Ma loro gli chiedevano, “Tom, perché non costruisci uno spazio dove ci possiamo sedere a mangiare, invece di portarlo via”. E allora mio zio ampliò il suo ristorante con una saletta extra, ma separata dalla sala più grande dove mangiavano i neri. E io servivo i suoi fantastici piatti barbecue ai neri da una parte, e ai bianchi dall’altra.

Qual era il suo segreto?

Lui prendeva una grossa casseruola, ci affettava le cipolle, i limoni, i porri, il sedano, i peperoni piccanti, e bolliva tutto per 30 minuti. Prendeva questa essenza marinata, la versava sulle carni, e poi alla sera, quando veniva l’omino del ghiaccio—sai all’epoca c’erano delle specie di ghiacciaie, non esistevano i frigorigeri nel 1949—lui comprava tre blocchi di ghiaccio da venti chili. Prendeva un rompighiaccio e lo sminuzzava sulla carne che stava marinando. Poi lasciava la carne a marinare tutta la notte nelle vasche da bagno. La buca per il barbecue era un grosso modello industriale con due porte d’acciaio all’ingresso. La riempiva con un sacco di ciocchi di legno di noce americana, la notte. Prima della chiusura, verso mezzanotte, accendevamo il fuoco in questa grossa buca di mattoni, e lo lasciavamo bruciare. Quando tornavamo la mattina, trovavamo pronte le braci di legno di noce americano. Prendevamo quelle braci e le stendevamo sul fondo del forno, e poi mettevamo le costolette a cuocere nella buca, stese sulle graticole. Poi prendevamo un bastone che lui aveva costruito apposta con uno straccio attaccato, capito, lungo quasi un metro e mezzo. Immergevamo lo straccio nell’essenza marinata, e lo passavamo sulla carne, la stessa essenza nella vasca da bagno in cui la carne si era marinata. E poi giravamo e voltavamo le costolette per quattro o cinque ore. La carne di pollo stava sulla graticola sopra, così non si bruciava. Questo era il metodo di mio zio Tom Turner. E da lui ho preso la mia filosofia del barbecue con le essenza marinata. Questa è la tecnica, questa è la mia filosofia. E’ una filosofia della pratica del barbecue testata e sperimentata per anni.

Com’era tuo zio Tom come persona?

Bè, era un uomo duro in un certo senso. Capisci, non era il tipo di persona che tollerava stronzate. Ogni tanto si faceva vivo qualche razzista dalle nostre parti. Lui teneva una pistola carica nel ristorante, e poi se la portava a casa, così se qualcuno tentava di rapinarlo, o qualche razzista faceva il coglione, lui sarebbe stato pronto a sparargli. Di solito comunque era molto concentrato sul suo lavoro e sullo stare bene con la gente. Non aveva tanto tempo per cazzeggiare. Ed era un creativo. Era un cuoco molto creativo. Sapeva davvero cucinare. Gli piaceva davvero cucinare, sapeva quello che faceva—non solo col barbecue. Comunque, era uno con cui non potevi fare il coglione. Non è che ti potevi presentare da lui e minacciarlo o qualcosa del genere, ti sparava. E la gente lo diceva in giro: “Non devi rompere le palle al vecchio Tom. Se gli rompi le palle quello ti spara”.

Pensi che questo ti abbia influenzato in seguito, quando hai cominciato a parlare di autodifesa dei neri e hai fondato il Black Panther Party?

La mia idea di autodifesa è nata da mio padre più che altro. Mio padre mi ha sempre insegnato a non farmi mettere sotto da nessuno. Se qualcuno ti colpisce per primo, ti colpisce due volte. Mio padre, il suo consiglio era sempre—e lo diceva in tono molto diretto, come un ordine—“Vai e fai il tuo, rompigli il culo e non farti mettere sotto da nessuno, hai capito?” E io dicevo, “Sì, signore”. Sai, avevo paura di mio padre. Quando avevo 13 anni, un uomo cercò di ucciderlo. Mio padre gli sparò. E io ero presente, ti rendi conto? Il tizio non morì, ma mio padre gli fece saltare un braccio con un fucile Savage ad alto potenziale. Aveva i proiettili a punta cava, potevi seccare un elefante con uno di quelli. Mio padre gli sparò un colpò che andò a vuoto e questo tipo cominciò a scappare con un coltello in mano, e mio padre sparò un altro colpo e lo prese al braccio sinistro e il tipo girò su stesso e crollò a terra. Si rialzò e cominciò ad arrancare con l’altro braccio, ma mollò il coltello. Cercava di raggiungere la sua macchina, e riuscì ad entrare, ma mio padre sparò ancora e distrusse il lunotto posteriore. Quello che voglio dire è che fu allora che imparai che devi difenderti da solo, anche fino al punto di ammazzare un’altra persona.

Mi hanno cresciuto con la caccia e con la pesca, capisci? Mio padre mi comprò il primo fucile Winchester 30 mm ad alto potenziale quando avevo 12 anni. Aveva sette o otto amici con cui andava a cacciare in California del Nord. Andavamo a caccia di cervi e di orsi. Così sono cresciuto.

Negli anni ’60, quando fondasti il Black Panther Party, facevi parecchi barbecue?

Oddio, quella è stata una costante della mia vita! Facevo barbecue per raccogliere fondi ad Oakland dove vendevamo qualcosa come 3.000 piatti a 2$ a piatto. La maggior parte della carne e del resto del cibo e della roba ci veniva donata, perché già allora avevamo un programma di distribuzione gratuita del cibo. Stavamo cominciando un programma di colazioni gratuite. Mio Dio, nelle manifestazioni che organizzavo, io e gli altri membri delle Pantere Nere facevamo barbecue che andavano avanti ore. Spiegavamo alla gente come intendevamo investire denaro nel programma di colazioni gratuite, in un centro gratuito per la salute e la prevenzione, e così via. Avevamo una piattaforma con le casse, i microfoni, tutto il necessario.


CONTINUED:
SALSA DA BOBBY-QUE
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