STORIA DI TRACIE EGAN



nche se era carino ho preteso comunque che indossasse il passamontagna. Visti i miei pregiudizi sull’affidabilità e in generale sulla personalità di questi puttani, ho deciso di prendere il controllo della situazione e di procurare io una maschera. Mi sono fatta una camminata fino ad un grande negozio di articoli sportivi solo per scoprire che i passamontagna non erano articoli di stagione. Vabbè. Mentre lasciavo il negozio mi sono resa conto di quanto la situazione stesse diventando reale. Nel giro di qualche ora mi sarei ritrovata faccia a faccia con il mio stupratore. Ho chiamato Dick e gli ho detto che ci sarebbe stato un cambio di programma. Invece di avvicinarmi fuori dal mio appartamento siamo rimasti d’accordo che il modo migliore sarebbe stato organizzare un appuntamento-stupro. Abbiamo deciso d’incontrarci in un bar dalle miei parti, e bere un paio di cose prima.

Sono andata in un supermercato e ho comprato preservativi e salviette umidificate. Ero così nervosa che stavo per essere colta da diarrea fulminante. Sapevo che era solo un puttano, ma non volevo farmi trovare con il culo sporco. Mi sono anche fermata al negozio di liquori e ho comprato due bottiglie di vino, e ho cominciato a bere appena arrivata a casa, per cercare di rilassarmi un po’.

Oddio, ho pensato. Ho chiamato Dick e gli ho spiegato che non volevo che mi stuprasse gratis, perché sentivo che lo scambio di denaro era l’unico modo con cui avrei potuto mantenere quella piccola quantità di potere che mi serviva per essere a mio agio. E a parte questo, a quel punto, buona parte dell’attrattiva della cosa stava proprio nel fatto di scoparmi una marchetta. Dandogliela gratis mi sarei privata di quel brivido. Ho chiarito la cosa con lui, e un’ora dopo ho ricevuto un messaggio in cui mi avvertiva che era al bar. Diceva: “Sono qui baby”.

Mentre arrivavo al bar l’ho visto che fumava una sigaretta fuori. Era abbastanza carino ma più smilzo che nella foto, e dimostrava meno di 21 anni. Io ne ho 28. Cristo, chi sta violentando chi?

Foto sfuocate dell’autrice (a quanto pare è dura fare foto mentre vieni violentata).

Ci siamo abbracciati per un attimo, poi siamo entrati e abbiamo cominciato a darci dentro con i vodka tonic per smorzare la tensione. Ho notato piacevolmente sorpresa che Dick ha subito preso il controllo della situazione. Ha deciso che la nostra parola d’ordine sarebbe stata ‘sorpresa’ e lui mi avrebbe preso più violentemente possibile, a meno che io non avessi detto quella parola. Abbiamo giocato un paio di partite a Erotic Photo Hunt al videogioco del bar. Io mi stavo appassionando al gioco, ma lui non era molto concentrato. Continuava a scendermi lungo il collo e diceva cose stupide e fuori contesto, tipo, “Oh, sei proprio una lurida”, e, “Sì, mi piace quando le tocchi le tette”, riferendosi alla ragazza seminuda nel gioco. Ha cominciato a fare pressing a tutto campo, toccandomi le tette e mettendomi la mano tra le gambe, sotto la minigonna.

A questo punto ero abbastanza ubriaca e il suo repertorio di schifezze cominciava a funzionare. Le mie cosce erano fradice (cosa che lui, ovviamente, mi ha sottolineato). Ho cominciato a pensare che non ero molto tagliata per fare la vittima, perché stavo combattendo la troia dentro di me, che mi spingeva ad incoraggiare la sua mano tra le mie cosce invece che scacciarla come questa fantasia richiedeva. Mi sono resa conto che era ora di entrare in scena prima che rovinassi tutti trascinandolo in bagno e scopandomelo in uno dei separè. Siamo tornati a casa mia e siamo saliti per i quattro piani fino al mio appartamento con lui che mi stava appiccicato e mi metteva le mani addosso. Siamo entrati e abbiamo cominciato un DFK (che sarebbe Deep French Kiss in puttanese) sul mio divano.

“Andiamo in camera tua”, mi ha sussurrato nell’orecchio. Stavo per dire qualcosa del tipo “Cazzo, ma certo!”, ma poi mi sono ricordata perché eravamo qui, e allora ho detto, “Oh, non so”. “Sì, dai, vieni,” ha insistito lui, alzandosi dal divano e tirandomi verso la mia camera.

Ci siamo seduti sul letto e ci siamo baciati ancora. Mi ha spinto giù e io ho cercato educatamente di spingerlo via e rimettermi a sedere, ma non me lo ha permesso. Wow, ho pensato. Sta per succedere! O porco cazzo! Mi ha afferrato per i polsi e mi ha tenuto giù con una mano mentre si slacciava freneticamente i pantaloni con l’altra. Ho cercato di liberarmi, ma ero immobilizzata.

“Ora non far finta che non lo vuoi, troia”, mi ha deriso.

A questo punto ho cominciato a resistergli sul serio, perché volevo assicurarmi che si mettesse un preservativo prima di andare avanti. L’ultima cosa di cui ho bisogno nella mia vita è di una gravidanza a sorpresa. O di un papilloma infettivo. Sono riuscita ad arrivare al comodino e ho afferrato il pacco di preservativi che avevo lasciato accuratamente aperto lì prima di uscire.


CONTINUED:
UNO STUPRO, PER FAVORE
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COMMENTI










Look at his cheap plastic shoes. He looks like a voodoo doll someone who hates their dad made.

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How about a scavenger hunt where the ultimate trophy is this smug college boy’s severed dreadlocked head? Would you be into that?
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