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![]() Sì, ma a volte m’immagino Tony Blair che guarda una videocassetta con me che lo imploro di ritirare le truppe inglesi dall’Iraq per scongiurare la mia decapitazione. Cosa direbbe? “Mhhh… povero vecchio mio”. Dopo tutto quello che ho scritto di lui, non credo che muoverebbe un dito per salvarmi! Ti dovresti ritenere fortunato anche solo a essere vivo. Quando è uscito il mio secondo libro, il mio editor mi ha comprato una bottiglia di champagnenon per festeggiare il lancio del libro, ma per festeggiare il fatto che ero sopravvissuto a tutte queste cose. E’ vero, sono stato molto fortunato. Mi ricordo la così detta battaglia di Fish Lake durante la guerra Iran-Iraq degli anni 80. Mi trovava tra le linee iraniane. Gli iracheni stavano bombardando duramente. Mi ricordo un giornalista inglese che si trovava lì che diceva, “Non credo di poter sopportare un altro giorno come questo.” Quando siamo arrivati alla fine della trincea, una guardia rivoluzionaria mi ha portato sulla linea del fronte e da lì si vedevano in lontananza le luci dello Sheraton di Bassora. Le pallottole fischiavano come vespe, ma in un momento come quello ti rendi conto che la morte è così vicina che non ne hai più paura. Ma perché credi che sia così importante correre questi rischi per raccontare le zone di guerra? In nome della verità storica, ma anche perché nessuno in futuro possa dire, come successe per l’Olocausto, “Non sapevamo. Nessuno ce lo aveva detto”. Scriviamo del Medio Oriente semplicemente perché la gente deve sapere cosa succede laggiù. Secondo te, qual è la più grande minaccia della zona al momento? Il Pakistan. Wow, non hai esitato neanche per un secondo.
Comunque, sono convinto che il Pakistan rappresenti una minaccia di gran lunga peggiore per l’Occidente di ogni altro paese della zona. Ho quasi paura di chiederlo, ma perché? Perché è un paese musulmano pieno di talebani e di sostenitori di Al-Qaeda, perché ha la bomba atomica e perché è retto da una dittatura che potrebbe cadere in qualsiasi momento, e perché ha servizi segreti che ritengo sostengano attivamente i talebani e Al-Qaeda. Al momento il dittatore del Pakistan, il generale Pervez Musharaf, è un nostro amico, e quindi non ci sono problemi. E’ dalla nostra parte. L’Iran è il grande cattivo. Questo è quello che direbbero i miei colleghi giornalisti. Ma io dico che il Pakistan è il vero pericolo. Ma puoi essere certa di una cosa: non bombarderemo mai il Pakistan, perché ha l’atomica. E’ la stessa ragione per cui non attaccheremo mai la Corea del Nord. Qual è stato il più grande scoop della tua carriera? E’ stato nel 1996, quando Israele bombardò il campo dell’ONU a Cana, nel Libano meridionale. 106 persone furono uccise, la metà delle quali bambini. Israele subito dichiarò di non essere a conoscenza che la struttura appartenesse all’ONU. Ma io riuscii a smentirli. Mi procurai un video dell’ONU in cui si vedeva un velivolo spia israeliano sorvolare il campo. L’ufficiale delle Nazioni Unite che me lo diede disse, “Te lo do perché i bambini che sono morti nel campo hanno la stessa età dei miei figli”. Il giorno dopo, sono tornato a Londra e ho chiesto a tutti i redattori anziani del giornale di vedere il video dell’aereo spia che sorvolava il campo mentre veniva bombardato. Si sentivano addirittura le voci degli ufficiali dell’ONU che urlavano, “Aiuto! Ci stanno bombardando!” La storia occupò le prime tre pagine dell’edizione del lunedì. La intitolarono “Un Video Inchioda Israele”. Rilasciai decine di interviste dopo che uscì il servizio, e spedimmo copie del video a tutti i principali network.
C’è una storia che più delle altre ti ha davvero cambiato la vita? Qualcosa che ti ha trasformato come persona? Il massacro di Sabra e Chatila del settembre 1982. Passai tutta la giornata, il 18 settembre, a inerpicarmi su montagne di cadaveri di bambini, donne, uomini, persino cavalli. Le mie mani puzzavano di morte. Quel giorno mi sono detto, “Non ho più paura di essere insultato o etichettato come antisemita, razzista o cose del genere”. Non mi importava più quello che avrebbe detto la gente. Avrei affrontato chiunque avesse avuto il coraggio di dire che sono antisemita. Gli israeliani assistettero a tutto il massacro, e non mossero un dito. Come gestisci lo stress del tuo lavoro? [Ride] Odio la parola gestire, e odio quando chiedono ai giornalisti, “Come riesci a gestirlo? Hai bisogno di un sostegno professionale?” Cazzate. Scusa.La gente qui soffre, e viene uccisa nei bombardamentiloro hanno bisogno di supporto. Noi no. Siamo anche ben pagati. Possiamo tornare a casa in business class se vogliamo. Riformulo la domanda. Come ti rilassi? Ascolto musica. Ho l’opera completa di Bach. Leggo molta poesia. Leggo Shakespeare. Mi viene sempre in mente una straordinaria poesia di W. H. Auden. Credo fosse intitolata “The Dictator”. Ovviamente era stata scritta pensando a Stalin, ma ho sempre pensato che si potesse applicare bene anche a Saddam. Dice, “Una sorta di perfezione era quello a cui mirava/E la poesia che inventava era facile da capire;/Conosceva la follia umana come il palmo della sua mano,/E aveva grande interesse per gli eserciti e per le flotte;/Quando rideva, venerabili senatori scoppiavano a ridere,/E quando piangeva, i bambini morivano nelle strade”. Credo sia necessario tramutare la storia in arte per poterla capire davvero. Il tuo lavoro influisce sulla tua vita privata? Temo che la mia vita privata si chiami giornalismo. Non c’è molto spazio per altre cose. KATIA JARJOURA IL NOSTRO EROE | 1 | 2 | ![]()
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