DOS & DON'TS









Costruita più di 90 metri sottoterra, la metro di Pyongyang ha una doppia funzione: trasporto pubblico e rifugio in caso di raid aerei. E’ composta da due sole linee e le stazioni hanno nomi come Vittoria, Unità o Segnale di Fuoco. Ai visitatori stranieri è permesso solo di andare nelle ultime due stazioni, che si chiamano Riabilitazione e Gloria.

Le carrozze sono praticamente al buio, se si fa eccezione per delle foto dei leader del paese illuminate appese sui muri. Abbiamo notato dei debolissimi segni di vecchi graffiti e di vetri incisi ma le nostre guide ce li hanno liquidati con un secco: “Questi treni sono stati importati dalla Germania.”




FOTO DI JAMIE-JAMES MEDINA


ntrare in Corea del Nord è stato uno dei procedimenti più ardui e contorti con cui Vice abbia mai dovuto misurarsi. Dopo aver contrattato per mesi con i diplomatici nordcoreani, alla fine siamo stati inseriti in una lista di 16 giornalisti a cui sarebbe stato permesso di entrare nel paese per documentare i Giochi di Massa di Arirang a Pyongyang. Poi, dieci giorni prima della partenza, ci hanno detto: “No, non può venire nessuno”. Poi hanno detto: “OK, OK, potete venire. Ma solo come turisti”. Non avevamo la minima idea di cosa ciò volesse dire. Ormai sapevano che eravamo giornalisti, e laggiù se ti beccano a fare il giornalista mentre dovresti fare il turista vai in prigione. A noi non piace la prigione. E siamo pronti a scommettere che in Corea del Nord ci piacerebbe ancora meno.

Ma abbiamo accettato. La prima parte del viaggio era un volo diretto per la Cina. All’ aereoporto il console nordcoreano ci ha preso il passaporto e tutti i soldi e poi ci ha portato al ristorante dove sono subito arrivate delle donne che si sono messe a cantare canzoni patriottiche nordcoreane. Abbiamo pensato: “Guarda, siamo appena scesi da un aereo dopo venti ore di volo. Non possiamo andarcene a dormire?” ma un tizio del nostro gruppo che era del LA Times ci ha detto: “Tutti quelli che vedi qui sono della polizia segreta. Se non ti mostri interessato non ti danno il visto.” Quindi ci siamo ubriacati e siamo saliti sul palco a cantare con le ragazze. Il giorno dopo ci hanno dato il visto. Altri sono stati rispediti a casa.

La sera stessa siamo decollati per la Corea del Nord. Ci era stato detto che avremmo avuto tre giorni prima dell’inizio dei giochi, ma come abbiamo toccato il suolo, ci hanno detto: “I Giochi iniziano adesso”. Quindi siamo andati dritti allo stadio dove abbiamo trovato 40.000 persone sugli spalti che ritraevano la storia della Rivoluzione Coreana con dei cartelloni. Sul campo da gioco circa 60.000 persone si prodigavano in routine sincronizzate di ginnastica artistica. Noi quindici che componevamo il pubblico guardavamo da un palco di marmo. Eravamo gli unici spettatori. Quindici spettatori per uno spettacolo di centomila persone. Questo è stato il nostro primo giorno a Pyongyang.

Il nostro tour è iniziato il giorno dopo. Siamo andati al Museo dell’ Amicizia Internazionale, ovvero 2000 camere scavate ala base di una montagna. Ci sono esposti i regali di diversi leader mondiali. Stalin donò a Kim Il-sung un treno. Anche Mao Tse-tung donò un treno a Kim Il-sung. Il tedesco dell’est Honecker, il rumeno Ceaucescu e tutti gli altri del blocco sovietico gli donarono dei fucili da caccia. Madeleine Albright invece regalò a Kim Jong-il un pallone da basket firmato da Michael Jordan. Anche il pallone è nel museo. Il tutto è fatto molto bene perché non solo mostra quanto tutti amino i loro Grandi e Cari Leader ma anche quanto gentili siano i Leader a condividere col popolo tale bellezza.

Probabilmente l’aspetto più curioso dei nordcoreani è che loro, in buona fede, manco sospettano che il resto del pianeta li odia e li teme. Credono (o meglio fanno finta di credere, mentendo in buona fede) che tutto il mondo li ammira e li invidia e che loro sono la vera luce del socialismo e del Juche, che è la filosofia comunista di auto-stima dettata dal leader. Infatti, molti regali al museo riportano frasi tipo “Dal Centro degli Ideali Juche di Santiago del Chile”, o del Mozambico. Il Centro Juche del Mozambico? Davvero? Credere che ci sia una scuola di Juche in Africa sud-orientale ci viene difficile.

Alla fine del giro al museo, devi metterti una cravatta prima di entrare nella stanza finale, dove ti è permesso vedere una scultura di cera del Grande Leader Kim Il-sung, fatta dai cinesi. E’ obbligatorio inchinarsi alla statua e parlare sottovoce. Dopo di noi, sono uscite dalla stanza della statua delle donne coreane con gli occhi lucidi. Noi eravamo tipo: “Ma come, è solo una statua di cera”. Ma per loro, era come se avessero incontrato il leader in persona. Risparmiano tutta la vita per venire al museo tutti acchittati e piangere al cospetto della statua. Ed è veramente una statua orribile. Uno dei ragazzi che era con noi ha detto che assomigliava a una pubblicità anni ’50 per una crema antiemorroidi. Aveva ragione. Era molto peggio dello standard di qualità di Madame Tussaud. (Ah, e c’era una macchina del vento che gli gonfiava i capelli, come se si ergesse nel mezzo di una brezza gentile. Non stiamo scherzando.)

REDAZIONE VICE
Prossimamente su VBS.tv, il nostro viaggio completo in Corea del Nord.


CONTINUED:
INSIDE PYONGYANG
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