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DOS & DON'TS
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![]() PImmaginatevi questa scena: una tranquilla strada di Los Angeles. Due ragazzetti bianchi stanno barcollando verso casa mezzi ubriachi dopo una serata cazzona in uno strip club della zona. All’improvviso il destino bussa alla loro porta, sotto forma di una gang di ragazzi di strada armati di pistole e cacciavite. RICOSTRUZIONE DI SANDY CARSON Erano settimane che mi stavo spaccando in feste varie. Il mio appartamento era a pezzi. Daniel è venuto da me, ci siamo fatti un paio di birre e poi siamo andati in questo strip club chiamato Jumbo’s Clown Room. Lì ci siamo bevuti qualche altra birra, e verso mezzanotte eravamo ubriachi e senza soldi, così abbiamo deciso di tornare a casa. Eravamo praticamente arrivati all’isolato di casa mia, e questi ragazzini che dimostravano non più di 14 o 15 anni stavano seduti sui gradini di un palazzo dall’altra parte della strada. Ci fanno: “Hey, dateci i soldi.” E io: “Mi spiace, non ho niente.” Allora si alzano e cominciano ad avvicinarsi tipo: “No amico non hai capito, sul serio.” E noi ci siamo guardati tipo: “Ma che cazzo succede?”, ci hanno preso del tutto di sorpresa, non ci siamo neanche resi conto di quello che stava succedendo. Allora uno si avvicina a me e uno va da Daniel, tipo per dividerci o qualcosa del genere. Il ragazzino che si occupava di me tira fuori una pistola e fa: “Bello sul serio, dammi il portafogli.” E io: “Non ci sono soldi.” E lui fa: “Dammelo e basta.” E io ho obbedito. Stavo per fargli: “Se vai da Coffee Bean con la mia tessera e prendi altri due caffè loro te ne danno uno in omaggio.” Non l’ho detto. Lui aveva una pistola. Ma non c’era davvero nient’altro nel portafogli. Ero molto teso. Si sente sempre dire che i ragazzini di 15 vanni hanno il grilletto facile perchéboh, qualcosa del genere. Gli ho subito dato il portafogli. Nel frattempo l’altro tipo ce l’aveva con Daniel. E Daniel praticamente non voleva dargli il portafogli. Il tipo faceva: “Dammi il portafogli,” e lui “No, non ci sono soldi dentro, non te lo do.” Allora il tipo comincia ad incazzarsi parecchio e sembra che lo prenda a pugni. Doveva essere inverno perché Daniel aveva un cappotto pesante. E io pensavo semplicemente: “Ma perché non vuole dargli il portafogli?” Allora il mio tipo chiama l’altro e gli fa: “Dai, andiamocene,” e io ho preso Daniele per il cappotto e siamo scappati via. Daniel non stava bene. Ansimava e faceva: “Oh Dio, oh cazzo.” Io pensavo: “Daniel ha qualcosa che non va.” Ma Daniel è anche un po’ ipocondriaco, ha sempre qualcosa che non va. Ma tutto era successo così velocemente che io riuscivo solo a dire: “Assurdo, è stato davvero assurdo, wow…” Allora siamo saliti di corsa nel mio appartamento, Daniel si alza la camicia ed è pieno di tagli. Ha sette tagli sul petto e sulla schiena, e sembrano davvero brutti. Sembrano ferite profonde. Avete presente quei quadri di Gesù quando gli tagliano il costato? Lui era uguale. La carne era aperta e il sangue scorreva fuori. Abbiamo chiamato il 911 e gli sbirri con l’ambulanza sono arrivati subito. Sono entrati, e il mio appartamento era un casino. C’erano lattine di birra e bottiglie di Jack Daniels vuote da tutte le parti. Ho un piccolo monolocale, ed era un delirio. Eravamo ubriachi e Daniel perdeva sangue, e c’erano quattro paramedici e due poliziotti. Allora mettono Daniel su una barella e lo portano via. DANIEL HIPOLITO: Avevo 23 anni, mi ero appena laureato e mi ero trasferito da San Francisco a LA. Ero arrivato da due settimane, ed era la prima volta che andavo in uno strip bar. Il motivo per cui io e Jonathan eravamo usciti era che volevo festeggiare il mio nuovo appartamento. Era il mio primo appartamento da solosenza coinquilinie quindi alla fine stavamo festeggiando il fatto che avevo speso i miei ultimi soldi. Siamo andati a questo Jumbo’s Clown Room. E’ una specie di bettola dove a volte si esibiscono ballerine più vecchie della media, e più giovani anche. Siamo rimasti lì circa tre ore, e io mi sono bevuto tre birre, ma alla fine non sono uno che regge molto. Quindi ero ubriaco, ma in senso buono. Non avevo la nausea né il mal di testa, ma ero ubriaco. Insomma tra mezzanotte e le 2 siamo usciti dallo strip club. Jonathan all’epoca stava su Normandie Street, proprio lì dietro, allora ci siamo incamminati chiacchierando davanti a questi palazzi anni ’50 che ci sono tra Sunset e Hollywood. All’improvviso mi sono accorto che Jonathan non mi stava rispondendo. Un momento parlavamo, e poi il silenzio, capisci? Allora mi giro e vedo che Jonathan era rimasto una decina di metri indietro e parlava con un tizio. Questo tipo stava chiedendo a Jonathan il portafogli, ma io non me ne ero reso conto, e facevo: “Ehi! Che succede?” Allora, mentre cercavo di attirare la loro attenzione, ho sentito che qualcuno mi colpiva alla schiena. Mi sono voltato e questo tipo mi ha preso il collo con il braccio sinistro e mi ha tirato verso di sé con il destro, così mi sono trovato proprio di fronte a lui, faccia a faccia. Non mi ha mai chiesto i soldi. Non faceva che dire: “Allora? Allora? Allora?”, e ogni volta mi colpiva, o cercava di colpirmi. Mi ricordo che aveva la testa rasata e la barba di due o tre giorni, con dei piccoli baffetti corti. O era molto spaventato o era strafatto, perché gli tremavano le pupille. In quel momento non me ne accorgevo, ma praticamente mi stava aprendo in due con un cacciavite affilato. Qualche tempo prima avevo sentito dire che in quella zona di Hollywood c’era una nuova droga di strada in giro, chiamata “Tragic Magic”crack arricchito con PCPe mi ricordo di essermi chiesto se il tizio fosse fatto di quella roba. Non so. Era buio, e io ero sotto shock. Ma ero quasi contento, perché non ero mai stato derubato in quel modo. Ero stato solo derubato da gruppi di tizi che minacciavamo di spaccarmi il culo di botte. Tipo che si avvicinavano sempre di più e io pensavo: “Indietreggia, indietreggia, indietreggia.” Per questo non mi ero reso conto di quello che stava succedendo. Credo che il tipo stesse sclerando perché io non reagivo. Non credo si rendesse conto che stava dicendo in continuazione “Allora?” Mi ha strappato le tasche della giacca. Non capiva perché non gli davo il portafogli, o perché non piangevo o non dicevo: “Lasciami in pace.” Non credo avesse capito la situazione. O almeno aveva un’aria, tipo, “OK, e ora che faccio?” Alla fine ha fatto un passo indietro, giuro che stavo per mettermi a ridere allora, perché la scena mi ricordava troppo West Side Story. Continuava a voltarsi a vedere Jonathan e l’altro tizio, teneva quasi alzata la mano con il cacciavite affilato e la muoveva nella mia direzione, e sembrava quasi che stesse ballando, perché continuava a voltarsi indietro e poi mi guardava, e poi si rivoltava ancora. Non so. Che cazzo, ma ci pensi? Non so bene cos’è successo dopo. Io lo guardavo e poi guardavo Jonathan e speravo che il tizio non mi afferrasse di nuovo. E poi all’improvviso mi ritrovo Jonathan accanto che mi fa, “Dai, corri! Corri!” Allora siamo corsi al suo appartamento, e praticamente abbiamo corso tutto il tempo, fin dentro il corridoio. Jonathan ha una moquette molto scivolosa. Poi è pieno di piante tropicali e roba del genere. Allora entriamo, io mi siedo sul divano e ci stavamo scherzando sopra, poi lui mi fa: “Amico, dovresti sollevarti la camicia… mi sa che ti ha pugnalato.” Allora mi sono alzato la camicia e ho fatto: “Oh merda.” Non mi ero reso conto di essere stato accoltellato perché erano delle ferite molto superficiali, ed ero troppo scioccato. Mi ricordo di essermi preoccupato dei soldi, di quello parlavo mentre andavamo all’ospedale, in ambulanza. Io gli spiegavo che non avevo soldi per pagare, e gli chiedevo se c’era un piano di pagamento a rate. Tra l’altro stavo iperventilando, perché una volta che mi sono accorto di essere stato pugnalato non sapevo se era una ferita grave o solo un taglio. Vedevo che i tagli non erano molto lunghi, ma alcuni arrivavano fino al bianco, tipo allo strato più profondo della pelle sopra il muscolo, e io vedevo quella roba bianca tipo dentro le balene. E non riuscivo a vedere i tagli sulla schiena, ma sapevo di aver sanguinato sul divano, me l’aveva detto Jonathan. L’ospedale era uno di quelli della contea di LA. Era un edificio antico di quelli che si vedono nei noir, e io [gasp] ho [gasp] parlato [gasp] così [gasp] per un paio d’ore. Mentre ero al pronto soccorso c’era questo paramedico che urlava ad una donna: “Parli inglese? Hai fumato crack! Parli coreano? Hangul? Hangul?” Ho rifiutato gli anestetici perché ero in stato di shock, e se mi succedeva qualcosa volevo essere cosciente, non avevo la mia famiglia lì. A quel punto ci sono tre fasi: prima la sala di attesa del pronto soccorso, poi mi hanno trasferito alla terapia intensiva, e poi mi hanno mandato a fare i raggi. In quel momento c’era un cambio di turno, e quindi mi hanno lasciato solo su un lettino di metallo in un piano vuoto, e sono rimasto steso là per un’ora o qualcosa del genere. Mi aveva messo male l’ago nella vena, e il tubicino mi entrava nel braccio. Non l’ago, proprio il tubicino. Mi faceva male, prudeva e faceva veramente schifo. L’avevano inserito male. Alla fine mi hanno fatto i raggi e mi hanno lasciato lì per un’altra ora, così ad un certo punto mi sono alzato e sono tornato con l’ascensore alla terapia intensiva. Quando sono sceso quelli mi facevano: “Ué ué ué, dove vai, non ti stendere qui. Non siamo ancora pronti per te.” Alla fine è arrivato il dottore con la sua squadra di specializzandi e mi ha subito tolto la flebo dalla vena. A quel punto ero abbastanza incazzato, e uno degli specializzandi mi faceva: “Guarda che sei stato molto fortunato. La dovresti smettere di rompere le palle. Ci manca poco che ti mettono in galera.” Io faccio: “Mi prendi per il culo?” E lui: “Smettila di rompere. Se fossi io il dottore adesso saresti già in galera.” |