DOS & DON'TS

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La Professoressa Nadia Hamza della scuola Al-Kawthar di Beirut, finanziata da Hezbollah, con una sua studentessa. Foto di Michelle Woodward.




INTERVISTE E FOTO DI MICHELLE L. WOODWARD COORDINATO DA TIM SMALL

Essendo a malapena uscito non si sa come da 31 anni di continue guerre civili tra Cristiani, Sunniti e Sciiti, con grosse interferenze di Israele, Siria, Hezbollah e OLP, secondo gran parte degli esperti internazionali il Libano è “fottuto.”

La gente sta ricominciando a costruire—ma è difficile ricostruire un paese quando non si sa come dovrebbe diventare. Dalle decisioni sulla politica estera a quelle sui costumi sessuali, fino alle colpe e alle responsabilità della guerra civile, i politici libanesi non sono d’accordo.

Non sono d’accordo neanche su quello che è successo, e neanche a grandi linee. Non sono neanche d’accordo se il Libano sia un paese arabo o no. Ora, se nessuno sa quello che è successo in Libano, sarà molto difficile impedire che accada di nuovo. E visto che le diverse fazioni non si spostano dalla loro versione dei fatti—“versioni” che vengono insegnate come la “verità” nelle scuole dei rispettivi gruppi—sembra che il futuro del Libano sia nelle mani dei suoi insegnanti.

Con quest’idea in mente, abbiamo pensato di chiedere a Michelle Woodward, una fotoreporter che vive a Beirut, di chiedere agli insegnanti di storia di scuole sunnite, sciite e cristiane di Beirut cosa raccontano davvero ai loro studenti.



Scuola Makassed, Beirut Ovest, istituto Sunnita moderato.

Che periodo della storia del Libano insegnate?
Fino agli anni ’40.

Cosa fate quando gli studenti vi fanno domande di attualità o di storia recente?
Gli studenti non chiedono informazioni sull’attualità solo durante l’ora di storia. Fanno domande anche all’istruttore di ginnastica. Noi diamo loro il nostro punto di vista secondo la linea di Makassed, che è un istituto moderato, per il dialogo.

Insegnate che il Libano è un paese arabo?
Negarlo era molto diffuso durante la guerra civile tra il 1975 e il 1990. C’erano gruppi che probabilmente sostenevano che il Libano non è arabo. Ma oggi tutti pensano che il Libano sia un paese arabo. Anche i cristiani qui hanno radici arabe.


Il professor Ali Hallak, insegnante di storia in un istituto Sunnita moderato di Beirut
Cosa raccontate agli studenti quando vi chiedono chi ha cominciato la guerra?
Noi gli raccontiamo i fatti, senza troppi dettagli, e non diamo la colpa a nessuno. Quando ci chiedono com’è cominciata la guerra gli parliamo dell’episodio del massacro sul bus. Tutte le parti si accusano a vicenda. Noi cominciamo col dirgli che è cominciato come un conflitto tra Cristiani e palestinesi, e poi è diventato un conflitto tra Cristiani e Musulmani. C’erano molte tensioni, ci sono stati scontri tra l’esercito libanese e i palestinesi, e in un altro episodio alcuni Cristiani vennero uccisi a un posto di blocco.

Cosa dite agli studenti riguardo il coinvolgimento della Siria in Libano?
Gli diciamo quello che realmente è successo. L’intervento dell’esercito siriano avvenne su richiesta della richiesta della Lega Araba e del governo libanese, per cercare di stabilizzare la situazione in Libano.

Pensate ci dovrebbe essere un libro di testo unificato in uso in tutte le comunità libanesi?
Credo che gli insegnanti- non solo i nostri ma tutti gli insegnanti in Libano- preferirebbero avere un libro di testo unico per formare il carattere degli studenti libanesi in maniera simile e creare un punto di vista comune da cui insegnare la storia.



Istituto St. George, Zalqa, Beirut Nord, scuola cattolica.

Avete un libro di testo di storia?
Abbiamo un libro di storia, quello previsto dal governo. Lo uso, ma non tutto. Prendo alcune idee da quel libro, e altre da uno che ho scritto io stesso. Cerco di fare dei collegamenti perché i nostri studenti non si interessano solo di politica libanese, ma anche di politica europea e americana, per esempio alla storia del Congresso e al concetto di democrazia.

Lei insegna che il Libano è un paese arabo?
Ad essere sincero, non gli dico che siamo un paese arabo. E ho le mie ragioni. Ora la nostra lingua è l’arabo, ma 200 anni fa parlavamo siriaco. Inoltre la nostra storia è diversa da quella araba. La nostra religione è diversa dal resto del mondo arabo. Ma guardi, che siamo arabi o meno, io dico ai miei studenti che è importante avere buone relazioni con il mondo arabo. Se uno studente mi chiede qual è la soluzione per i problemi del Libano, io gli dico che ci sono tre o quattro soluzioni. Gli dico che la migliore è dividere il paese in regioni federate, una sunnita, una sciita, una cristiana e una drusa, come gli Stati Uniti o il Canada, con un solo presidente. Ma non con la guerra.

Cosa insegna ai suoi studenti della guerra civile del Libano?
Gli insegno quello che è successo, l’inizio e la fine della guerra civile, l’intervento dell’esercito siriano in Libano. Non quello che penso, ma i fatti come sono successi, come per esempio il fatto che la guerra l’hanno cominciata i palestinesi, il 13 Aprile 1975. Perché io non sono una persona di parte, ecco perché.


Il prof. Imad Murad insegna alla St. George, una scuola cattolica
Cosa racconta ai suoi studenti degli eventi recenti, come il coinvolgimento di Siria e Israele in Libano?
Alla mia classe dico che noi odiamo l’esercito siriano e odiamo l’esercito israeliano e che questi due paesi cercano di controllarci con i loro eserciti e con i loro servizi segreti. Dico che la Siria vuole il Libano. E ne sono molto sicuro. Per quanto riguarda le basi americane, sono lieto di comunicarle che io apprezzo molto gli Stati Uniti. Mi piace molto George Bush. Dico che gli USA oggi sono il migliore paese del mondo. Noi Cristiani siamo i deboli qui in oriente. Per questo siamo felici che ci siano delle basi nella zona. Tutti i Cristiani sono contenti di questo e apprezzano George Bush.

Pensa che ci debba essere un libro di testo unificato in uso in tutte le comunità del Libano?
No, non sarebbe una buona idea. In Libano abbiamo religioni diverse, partiti diversi e idee diverse, sarebbe molto difficile avere un unico libro. Per esempio ci sono 20 opinioni diverse su Hezbollah—che siano un bene o che non lo siano, che siano una forza legale o che non lo siano. Non abbiamo un libro di testo comune per il periodo dopo il 1960 perché ci sono opinioni molto diverse su quello che è successo nella guerra civile. Per esempio, per quello che riguarda l’inizio della guerra civile nel 1975, i musulmani dicono che la colpa fu dei Falangisti Cristiani, mentre i cristiani dicono di no, che fu colpa dei palestinesi. Abbiamo opinioni diverse su tutto.



Scuola Al-Kawthar, Beirut. Diretta dalla associazione Al-Mabarrat, che è finanziata da Hezbollah. Istituto Sciita.

Come gestite l’insegnamento della storia senza libro di testo?
Visto che il governo non riusciva a trovare un accordo su un libro di storia, abbiamo aggiunto noi del materiale extra per integrarlo.

L’identità islamica della scuola influenza la storia che insegnate?
L’identità della scuola non ha alcuna influenza. Diamo agli studenti la possibilità di vedere le cose da tutte le prospettive. Sì, diamo maggiore rilievo alla storia dell’Islam, ma questo succede più nell’insegnamento della religione. I fatti storici non vengono messi in discussione.

Immagino lei insegni che il Libano è un paese arabo.
Diciamo loro quello che c’è nella costituzione e quello che dice l’accordo di Taif, in cui tutti i firmatari concordano che il Libano è un paese arabo.

Cosa racconta ai suoi studenti quando le chiedono chi ha cominciato la guerra?
Non affrontiamo questo argomento perché se lo facessimo non potremmo evitare di prendere le parti di uno dei contendenti. Visto che non vogliamo insegnare la guerra civile, non affrontiamo il problema. In tutte le scuole del Libano la guerra civile non viene insegnata, non ci addentriamo in questa questione.

Cosa racconta ai suoi studenti del coinvolgimento di altri paesi, come la Siria e Israele, in Libano?
Ogni anno organizziamo per gli studenti due seminari per aiutarli a capire il problema della Palestina. Cominciamo dalla distinzione tra gli ebrei e Israele. Il nostro scontro è con Israele, non con gli ebrei. Sono gli israeliani, non gli ebrei, che hanno invaso la Palestina. Approfondiamo concetti fondamentali, come l’impossibilità dei palestinesi di tornare nel loro paese. Un altro punto importante è che se noi siamo attaccati in questo modo abbiamo il principio islamico della Jihad per difenderci. E questo non giustifica il comportamento della Siria allo stesso modo perché non c’è stata guerra con la Siria. Noi giustifichiamo la Siria nella misura in cui fu chiamata dal governo libanese e rimase per via della mancanza di unità tra i libanesi.

Crede sia una buona idea insegnare la storia recente?
Io sono contraria all’insegnamento del periodo post-indipendenza perché come nazione non siamo ancora pronti, non siamo maturi abbastanza. Non è saggio insegnare gli eventi come storia prima che siano passati 50 anni.

Cosa racconta agli studenti della guerra tra Hezbollah e Israele dell’estate scorsa?
Come insegnante di storia parlo dei pro e dei contro della guerra, di quello che è stato ottenuto e di quello che è andato perduto. Ci sono opinioni diverse se Hezbollah sia uscito più forte o più debole, ma questo solo il tempo ce lo potrà dire.

Pensa che ci dovrebbe essere un libro di testo unificato in uso in tutte le comunità del Libano?
Sarebbe un primo passo verso un Libano unito.