DOS & DON'TS









Foto di Guglielmo Trupia




on me ne vogliano gli altri, ma penso che in parte il futuro della scena rap qui da noi dipende da cosa riuscirà a combinare prossimamente Marracash. Che si chiama così perché se lo guardi in faccia ti aspetti che possa farti un kebab da un momento all’altro, così su due piedi. E infatti i suoi amici l’hanno sempre chiamato Fabio il marocchino o maruego o Marracash. Marra invece è di sangue siciliano, “ma siciliano non nel senso che ci vado in vacanza”, dice lui. Non ha ancora un contratto discografico e non è sicuro di volerlo avere, dato che ha uno dei MySpace più frequentati d’Italia e suona in giro praticamente sei sere alla settimana.

In più è un bel ragazzo, fa il ghost writer per i cantanti pop, legge molti libri e da grande vuole scrivere romanzi e racconti. Innamoratevene, troie.

Vice: Che effetto ti fanno le periferie che di botto hanno iniziato a spingere il rap italiano nella Punto?

Marracash:
Purtroppo questa diffusione nelle periferie di cui parli è ancora marginale e non riguarda tutte le città. Le città che hanno gruppi forti che parlano di strada riescono a coinvolgere anche la gente dei quartieri, ma il rap italiano è ancora visto da molti come una cosa da sfigati e spesso a ragione: la maggior parte della roba che gira ti vergogni a metterla in macchina e farla sentire dai finestrini.

Quindi il rap in Italia non ha senso?

Magari è più lecito chiedersi che senso ha il rap in un piccolo paese su gli Appennini. C’è gente che fa pezzi club e viene da posti dove il club manco c’è.

E tu invece vivi a Milano. In che quartiere?

Sono di Barona. E’ un quartiere che per anni ha riempito le cronache ed è tristemente famoso. Oggi è piu tranquillo, le cose sono cambiate: prima era tutto per strada, ora si fa tutto in casa. Tuttavia, dire che sei di Barona, fa sempre un certo effetto alla gente.

L’accusa classica è che i rapper si appropriano di scene che vedono in giro o in televisione e le raccontano come se fossero i peggio delinquenti, ma poi ci fai due chiacchiere e sono tutti dei bravissimi ragazzi.

Io preferisco parlare di me stesso o in terza persona se racconto storie, ma capisco chi usa la prima persona per raccontare. Se racconti una storia come se l’avessi vissuta risulta piu efficace. Lo fanno tutti anche nella musica italiana, pensa a Generale di De Gregori o a Cristicchi e a quella merda con cui ha vinto San Remo. Dopodichè io preferisco parlare di me.

A proposito di musica pop e altri generi. Tu cosa ascolti?

Di tutto, amo la musica in generale. Ma odio le radio però; passano musica di merda. E poi non mi piace che qualcun altro scelga per me.

BASILIO ROSSI
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