DOS & DON'TS









Tom è la definizione di “tipo rock in tour.” Foto di Andrew Seward.






MARZO: SULLA STRADA VERSO NEW HAVEN, CT, 13:38
Ieri ho passato la giornata, la nostra giornata libera, in uno stato di annebbiamento intermittente dovuto al Nyquil. Quando mi sono alzato stavo davvero di merda. Dopo aver mangiato per colazione una squallida, scialba pasta con le verdure da The Olive Branch (che sarebbe un catena collaterale di Olive Garden, che però non offre né i grissini né l’insalata gratis, che era proprio nella hall del nostro albergo), sono andato da Target a comprare un paio di cose (calze, sapone). Sono tornato all’albergo e ho preso due Nyquil, e ho dormito per quattro ore. Avevo bisogno di dormire. Era la prima occasione di recuperare un po’ di sonno da quando è cominciato il tour. Avevamo programmato di andare a vedere Reno-911: Miami, allo spettacolo delle 8. Vicino al cinema c’era un centro commerciale dove abbiamo cenato prima del film. Di solito un panino vegetariano da Subway è una garanzia, ma questo era piatto e squallido come il brunch da Olive Branch. Subito dopo abbiamo visto il film. Forse il problema è che Pikesville, Maryland, riesce a rendere tutto grigio e squallido.

Oggi il Nyquil mi ha lasciato di pessimo umore. Mi fa male dietro gli occhi. Ho il naso tappato. Qualsiasi cosa venga detta da chiunque mi infastidisce, qualsiasi email che mi arriva sul palmare è indesiderata. O è il Nyquil, o è tutta l’erba che mi sono fumato ultimamente.


3 MARZO: MILFORD, CT, RED ROOF INN, 1:04

300 piegamenti. 60 flessioni. Stretching delle gambe, delle braccia, e delle dita. Bisogna far circolare il sangue. Non puoi andare in scena a freddo. La sala è piena. Cominciamo a suonare e la folla esplode. In certi momenti fanno più casino di noi. Una marea di mani e di corpi. Mani tese portano verso di noi corpi che emergono dall’oscurità dove i riflettori non arrivano. Galleggiano verso di noi su un’onda di dita, e atterrano prima sulle testa di quelli che stanno in prima fila, e poi sulle loro teste. Jordan e John fanno a turno a ributtarli nella mischia. Ad un certo punto un ragazzo sale al centro del palco e comincia a fare il saluto nazista. Jordan e John lo afferrano insieme, lo trascinano alla porta e lo sbattono fuori. La canzone si ferma, e non sappiamo che dire. E’ successo davvero? Lo spettacolo continua. Quando siamo a metà della terza canzone di quello che doveva essere un bis di tre canzoni, il palco viene invaso dai ragazzi. Siamo intrappolati. Non riusciamo a suonare, non riusciamo a muoverci. Tutto quello che riusciamo a fare è continuare a cantare e aspettare di fuggire alla fine della canzone, sperando che gli amplificatori non crollino. Sento corpi schiacciati contro di me. Sento un braccio sulla spalla. Una ragazza mi afferra, mi stampa un bacio sulla guancia e mi dice che mi ama. Non c’è niente di più esaltante di questo. Niente ti dà tanta dipendenza.

Dopo lo spettacolo diamo la mano a tutti, facciamo foto, firmiamo autografi. Il club si svuota lentamente. Raccogliamo la roba e la carichiamo. Mi cambio e prendo la mia borsa. Tutti salgono sul furgone e andiamo in albergo. Domani ci sveglieremo e faremo tutto da capo.


3 MARZO: BURLINGTON, VT, HIGHER GROUND, 16:07

La presenza di Bruce Springsteen in una stanza è imponente. Tutti intorno a lui fanno finta di essere presi dalle loro conversazioni, ma in realtà sono concentrati sul Boss. Lo guardano con la coda dell’occhio. Lo guardano anche quando sono completamente girati. Non riescono a credere di essere nella stessa stanza con Bruce Springsteen cazzo. E nemmeno io ci riesco. Vogliono sentire ogni parola che dice. Vogliono stringergli la mano, chiedergli di fare una foto insieme.

Ma quanto può essere figa sta cosa?!? Cazzo, Bruce Springsteen e suo figlio nel backstage del mio concerto. Ieri sera a Sayreville, New Jersey, allo Starland Ballroom. Lo spettacolo più grosso dove abbiamo suonato come headliner. 1,890 persone sono venute a vedermi suonare. 1,890 persone tra cui Bruce Springsteen e suo figlio.

Lui viene nel backstage dopo il concerto. Io mi presento e lo ringrazio di essere venuto. Parlo un po’ con suo figlio, noto la somiglianza. Mentre va via, gli chiedo una foto insieme. Non volevo rovinare il momento, ma non potevo resistere. Dovevo avere una foto. Un giorno mi potrebbe servire come prova. Mi dice che il mio gruppo “ha anima”.

Un simpatico birbone con un tatuaggio degli Against Me! Foto dell’ autore.


4 MARZO: QUEBEC CITY, QUEBEC, THE IMPERIAL THEATRE, 16:25

I Riverboat Gamblers non apriranno il nostro spettacolo stasera. Luke è dovuto andare in ospedale stamattina. Ha suonato gli ultimi concerti in pessime condizioni. Non so se nemmeno se riusciranno a passare la frontiera per raggiungerci domani. Ian ha una condanna per guida in stato di ebbrezza a carico, e il governo canadese non guarda questo genere di cose con grande simpatia.

Ci abbiamo messo due ore per attraversare il confine. Due ore per controllare i passaporti, mettere i nostri nomi nel computer e controllare la nostra fedina. Hanno compilato i nostri permessi di lavoro, e noi abbiamo pagato la tassa. Gli abbiamo fatto un inventario del merchandising che portiamo con noi, e anche su quello abbiamo pagato la tassa prevista. Abbiamo fatto tutto secondo le regole. In tutti i nostri viaggi non abbiamo avuto mai tanti problemi a passare un frontiera come in Canada. Questa era la prima volta che passava una dogana con la nuova lettera che certifica la mia “riabilitazione criminale”. In passato tutte le volte dovevo pagare 250$ di permesso temporaneo ogni volta che venivano a suonare da queste parti, e tutto per una condanna per resistenza all’arresto e interruzione di pubblico ufficio che mi ero beccato a 18 anni.

La gola mi sta tormentando. Sono riuscito a malapena a finire il concerto ieri sera. E’ tutta la giornata che sputo denso muco giallo. Alla fine è quello che ti capita se vai in tour in Canada a marzo.


5 MARZO: SULLA STRADA VERSO DRUMMONDVILLE, 12:15

Sono dipendente dall’Imodium. Di solito comincio la giornata prendendone due o tre pastiglie, poi nel corso della giornata mi somministro una o più dosi a seconda delle esigenze. Il nervosismo lo scarico sull’intestino. E sta peggiorando con gli anni. Sempre in giro, sempre su un furgone senza bagno. Oppure bloccato in un posto senza bagno nei camerini e magari l’unico bagno dell’edificio ha una porta che non si chiude e anche se si chiude la tavoletta è coperta di piscio, e la tazza è piena di lattine di birra, cocci di vetro e feci.

E’ impossibile essere regolari quando non mangi regolarmente. Il mio incubo è che mi venga da cagare mentre sono sul palco. Voi cosa fareste? Direste a tutti di aspettare un secondo? Vi caghereste nei pantaloni? Spero di non dover mai rispondere a queste domande.


8 MARZO: BROCKVILLE CANADA, BEST WESTERN 2:51

L’altra sera a Montreal qualcuno ha scassinato il furgone dei Riverboat Gamblers. La borsa di Fadi, che conteneva i suoi vestiti e il passaporto, è stata rubata. E anche la chitarra di Ian. I ladri hanno rotto il finestrino e sono entrati. Parte della strumentazione era nel furgone. Avevano lasciato le chitarre lì con l’idea di portale dentro ma dopo una serata a bere se n’erano dimenticati. Anche le chitarre di Fadi e di Patrick erano nel furgone. Ian dice che il ladro ha aperto le custodie, esaminato le chitarre e preso quella che voleva. Questo stronzo gli ha lasciato la cinghia della chitarra, l’ha gettata nel bagliaio del furgone. La riparazione del finestrino è costata 500$. A prescindere dal prezzo, le chitarre hanno un valore sentimentale. La tua chitarra è la tua amica—a volte la tua unica amica. Tossici canadesi del cazzo.

Malgrado un palco assurdamente alto e la barriera che ci divideva dal pubblico, lo spettacolo di stasera ad Ottawa è stato eccezionale. Il pubblico è stato con noi ogni momento.


8 MARCH: LONDON, ONTARIO, CALL THE OFFICE, 23:40

Warren oggi ha espresso chiaramente il suo odio per Call The Office. Onestamente è un posto di merda. La visuale dal palco è pessima. C’è un grosso palo proprio di fronte al palco. I muri dei camerini sono coperti di scritte pessime: nomi di gruppi che nessuno ha mai sentito, disegni volgari con cazzi e fighe, battute con riferimenti oscuri o senza senso.

“Anal Chutney!!! Mettiti il curry nel culo figlio di puttana.”

“Scopa le troie senza goldone ‘07”

“Gli unicorni non hanno le ali frocio lo so perché ne ho tre.”

I divani, un tempo arancioni, sono ormai marroni. A toccarli sono bisunti, impregnati di un misto di sudore, piscio, catarro, feci, vomito, sperma, e dio sa cos’altro. Sarà la quarta volta che suoniamo qui. Non riesco a fare a meno di pensare che non sarà l’ultima. Ho la sensazione che il resto della mia vita sarà una sequenza infinita di variazioni di questo club. E in qualche modo la cosa mi sta bene.


10 MARZO: PORT HURON MI, COMFORT SUITES, 5:00

Abbiamo guidato per due ore dopo lo spettacolo a Toronto fino a questo hotel a Port Huron. Volevamo risparmiare tempo attraversando il confine di notte, perché spesso è più agevole. Non questa volta.

Entrare in Canada come gruppo può essere difficile, ma almeno alla dogana sono gentili di solito. Le guardie di frontiera americane sono sempre degli stronzi. E stasera non hanno fatto eccezioni. Sembra che ti stiano facendo una favore a farti rientrare nel paese dove sei nato. Si comportano come se volessero rimandarti indietro.

“Cosa avete fatto in Canada?”

“Siamo un gruppo. Siamo in tour.”

“Quanti giorni siete rimasti in Canada?”

“Otto.”

“E siete venuti dalla Florida apposta per suonare in Canada?”

Questa frase è stata pronunciata con incredulità e fastidio. La sola idea che tu te ne possa andare in giro liberamente è assurda. Sei un sospetto.

“Sì.”

“Ma c’era una specie di concorso per gruppi o qualcosa del genere?”

“No. Siamo solo in tour.”

Comincia la solita sequenza di domande. Come si chiama il gruppo? Che tipo di musica fate? In realtà non gliene frega niente. Te lo chiedono solo perché così possono raccontarti di quando Toby Keith ha passato la frontiera lì. Toby Keith, Toby Keith, Toby Keith. Questo nome viene pronunciato con profondo orgoglio.

“Sono anche salito sul suo bus.”

Questa non è solo una dimostrazione dei gusti musicali delle guardie di frontiera, ma anche uno sfoggio orogoglioso di patriottismo.

“Chi è Warren Oakes?”

E’ per la barba. Chiede chi è Warren Oakes perché ha la barba.

“Eccomi…”

“Hai mai vissuto fuori dagli Stati Uniti?”

“No”

“Hai dei parenti che vivono fuori da questo paese?”

Nel senso di Osama?

“No. Perché? Ho un sosia?”

Ci mettono circa 45 minuti a controllarci i passaporti e perquisire il furgone. Non arriviamo in albergo prima delle quattro e mezza.


12 MARZO, SULLA I-55 SOUTH, DIREZIONE ST. LOUIS, 14:00

L’ultima volta che abbiamo suonato a Madison è stato più di quattro anni fa. Era uno show in uno scantinato. Mi ricordo che suonammo con un gruppo che si chiamava Big Fat Ass. Ci regalarono quattro copie del loro disco di debutto, omonimo. Non ne ho mai sentita una. Chissà, magari era una cosa geniale.

Lo show dell’altra sera al The Orpheum Stage Door è stato il peggiore del tour finora. Un posto terribile, e un pubblico smorto. La sala di norma è un cinema. La gente ci va se proprio vuole vedere il gruppo che suona. C’erano meno di 300 persone, che non è poi così male per una domenica sera. Le poltroncine erano rimaste lì fissate per terra e c’era un vuoto di dieci metri tra dove finivano i posti e il palco. Dietro di noi c’era lo schermo del cinema, e mentre suonavamo avevo la netta sensazione che il palco sarebbe crollato. C’erano in tutto quattro luci fari sopra di noi: due per ogni lato del palco, con la barra cui erano attaccati praticamente all’altezza della mia spalla. Malgrado gli sguardi vuoti e lo scarso entusiasmo con cui siamo stati accolti credo abbiamo suonato molto bene.

TOM GABEL


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