Da sinistra a destra: il figlio di The Boss, The Boss, Tom Gabel. Foto per cortesia dell’autore.
Tom Gabel è il cantante e chitarrista degli Against Me!, uno dei nostri gruppi più preferitissimi di sempre. Quello che segue è un diario tenuto mentre era in tour con il suo gruppo attraverso gli USA e il Canada qualche mese fa.
FEBBRAIO: VERSO NORD SULLA I-75, 1:34 AM E’ la seconda notte del tour. Abbiamo suonato allo State Theatre di St. Petersburg, Florida. Ormai è passato un anno o due dall’ultima volta che abbiamo suonato allo State Theatre. L’ultima volta, sono abbastanza sicuro, è stata con i Bouncing Souls nel 2005. O era il 2004? Ho avuto lo stesso problema prima, non riuscivo a ricordarmi l’anno in cui era successa una cosa.
Prima di partire da Gainesville stamattina sono andato con la mia fidanzata Heather agli uffici della Contea di Alachua a far richiesta di una licenza di matrimonio. Sul modulo che bisognava compilare chiedevano l’anno del mio divorzio (sono già stato sposato una volta). Mi ricordavo la data11 gennaio, ma di che anno? In più, credo di aver sentito Jackie (la donna che lavora all’ufficio delle licenze matrimoniali della sezione anagrafe della Contea di Alachua) che ridacchiava mentre inseriva la data del mio divorzio nel computer. Ma vaffanculo Jackie.
Il collo mi fa malissimo. E’ il tipico colpo di frusta rock’n’roll, mi è venuto durante i primi due spettacoli. Non importa quante prove fai, niente ti prepara fisicamente a suonare dal vivo.
Lo show di stasera, come quello di ieri, è andato esaurito, con un pubblico pieno di energia. Mi fischiano ancora le orecchie.
23 FEBBRAIO: VERSO NORD SULLA US 441, 12:34 PM
Ieri notte avrei voluto che lo spettacolo fosse molto meglio. In realtà, tutte le volte che abbiamo suonato al 40 Watt di Athens, Georgia, sono andato via con una vaga sensazione di frustrazione. Non voglio dire che il 40 Watt non è uno dei miei club preferiti in America. Lo è. La gente che ci lavora è supercarina. L’acustica sul palco e in platea è ottima. Lo spazio è molto accogliente e ci stanno anche 800 persone. I camerini hanno tre stanze separate per i gruppi, due bagni (cosa stupefacente), e un piccolo spazio comune con qualche divano e un tavolino da caffè. Ad un paio di isolati dal club c’è anche il Grit, uno dei miei ristoranti preferiti. Tutti questi elementi dovrebbero far andare tutto alla grande, tutte le volte.
Forse il problema è che i due show precedenti erano stati così diretti e pieni di energia che questo qui sembrava scialbo a confronto. Forse il problema è che non ho dormito più di quattro ore in sei notti. Forse è lo stress di cercare di finire il mixaggio del nostro nuovo disco mentre partiamo in tour. O forse è qualcosa di diverso, tipo il fatto che la maniaca che mi perseguita era nel pubblico stasera. Sul serio.
Ecco, una volta sono stato con una “groupie”. E’ successo un paio di anni fa. Non avevo ancora divorziato ma mi ero separato dalla mia ex moglie. Questa ragazza si chiamava Katie. Ci seguiva in tour da un paio di settimane. Un amico di un amico di un amico ci aveva presentati. Katie si stava trasferendo a Gainesville. Aveva trovato lavoro come infermiera all’ospedale. Una notte, di ritorno a Gainesville dopo il tour, siamo andati al Top a bere una cosa. Poi siamo andati a casa mia, dove abbiamo fatto del sesso pessimo, alcolico e impacciato. Nessuno di noi è venuto. Alla fine ho lasciato perdere e sono andato a pisciare, per poi addormentarmi all’istante una volta tornato a letto.
La mattina dopo c’è stato il classico imbarazzo. Lei mi ha chiesto se volevo pranzare insieme, e io le ho detto che avevo un sacco di commissioni da fare, cosa che era vera. Le ho detto che l’avrei chiamata più tardi, una volta finito. Cosa meno vera. E ho deciso di non rispondere al cellulare quando lei mi ha chiamato quella sera, e per tutto il resto della settimana, e qualche volta nel mese seguente. Ho semplicemente cancellato l’episodio dalla mia testa e sono ripartito in tour.
Un paio di mesi dopo siamo tornati in Florida alla fine di un altro tour. Ho chiamato una vecchia amica di scuola per chiederle se voleva che la mettessi in lista tra gli ospiti.
“Sì,” mi fa. “Vengo a vederti con la tua ragazza.”
“La mia ragazza?” le ho chiesto. Ero senza parole.
Scopro che Katie non era affatto un’infermiera. Lavorava da Calico Jack’s (una deprimente catena di ristoranti americani). La mia amica di scuola lavorava anche lei da Calico Jack’s. Katie l’aveva convinta che io ero il suo ragazzo. Le aveva detto che le avevo mandato dei fiori per San Valentino, e le avevo cucinato gi spaghetti una volta. Ah, e a quanto pare non solo le pagavo l’affittol’avevo anche aiutata a dipingere le pareti. Almeno mi aveva descritto come un bravo ragazzo. Visto che ero in giro a suonare, la mia amica non aveva mai dubitato di questa storia. Le avevo creduto sulla parola. Quando ho scoperto questa cosa ho subito chiamato Katie, chiedendole di smetterla mettere in giro bugie su di me.
Ritornando ad oggi: ieri prima del soundcheck il nostro batterista Warren mi dice che Katie gli ha lasciato un messaggio in segreteria per avvertirlo che sarebbe venuta allo show ad Athens. GRANDIOSO.
Stavo guardando il set dei River Boat Gamblers al lato del palco, quando ad un certo punto ho dato un’occhiata distratta al pubblico ed eccola lì che spunta sopra la testa di qualcuno. Era nascosta nella folla e mi stava fissando. Poi mentre suonavano si è piazzata proprio davanti a me. Ma si può essere più maniaci? Ero convinto che ad un certo punto avrebbe tirato fuori una pistola e mi avrebbe sparato in mezzo a una canzone. Riuscivo quasi a sentire il rumore del colpo che irrompeva attraverso il feedback e le distorsioni delle chitarre. Ero in attesa di sentire l’impatto della pallottola e di vedere il panico nella folla. Sono riuscito a tornare in camerino senza buchi di proiettile e me la sono filata via da lì.
Mi rendo conto degli errori che ho fatto. Non chiamarla e non rispondere alle sue chiamate è stata una cosa stupida. Ma fare finta di essere la mia ragazza è stata una cosa da maniaci. Non porto rancore, ma è proprio necessario che venga ai concerti?
Forse questo ha qualcosa a che fare con la sensazione di fastidio che avevo quando me ne sono andato dal 40 Watt.
Mi piace pensare a un concerto come ad un incontro di boxe. A volte il pubblico è il tuo avversario, a volte gli altri gruppi in programma lo sono, a volte il tuo gruppo lo è. Suona la campana e tu entri nel ring muovendoti da una parte e dall’altra. Cerchi di colpire più forte che puoi. Ma non vuoi un KO nei primi tre round. Il pubblico è venuto per vedere uno show, e tu gliene offri uno. Devi prendere il ritmo giusto. Sta tutto nel gioco di gambe. Scambi qualche pugno, lasci che il tuo avversario ti faccia incazzare, che ti faccia sanguinare un po’, giochi con lui ma non perdi il controllo della situazione. Gli devi dimostrare di non essere un uomo qualsiasi. Questo è quello che la gente vuole. Vogliono vedere una grandiosa dimostrazione di padronanza.
Questo richiede energia e resistenza. Devi prenderti cura di te stesso mentalmente e fisicamente. Devi mangiare bene, dormire abbastanza, assumere liquidi, allenarti. So che questo non suona molto rock ’n’ roll, ma qual’è l’alternativa? Guardate come sono ridotti tutti i gruppi hair metal degli anni ’80 che sono passati alla storia per i loro eccessi. Finisci grasso, pelato, senza lavoro e ignorato da tutti.
24 FEBBRAIO: RICHMOND, VA, QUALITY INN, 3:30
Per lo show all’Alley Katz sono stati venduti qualcosa come 200 biglietti in più del dovuto. Più di 600 persone erano ficcate in una sala della capienza ufficiale di 450. Siamo saliti sul palco verso le nove. Abbiamo attaccato con la prima canzone e i ragazzi hanno cominciato subito a salire sul palco, franando sui monitor e su di noi. Ovviamente la prima cosa che fanno è aggrapparsi all’asta del microfono per reggersi in piedi. Con un po’ di fortuna il microfono cade a terra e la cosa finisce lì. Con meno fortuna si danno il microfono sui denti e si spaccano un labbro.
Una ragazza in particolare è salita sul palco ed è riuscita a interrompere del tutto la seconda canzone, facendo prima cadere il microfono di Andrew e poi staccando il cavo della mia pedaliera con il piede. Per concludere ha anche dato un bel calcio alla batteria. Sembrava un bambino che fà i capricci. Abbiamo ricominciato la canzone e pochi secondi dopo un altro crowd surfer è atterrato sul palco. Prima di rituffarsi sulla folla con un colpo ha fatto scordare completamente il basso di Andrew.
E’ difficile rilassarsi durante uno spettacolo come questo, quando devi sempre stare attento ai corpi, e alle bottiglie, che volano in tutte le direzioni. Ho una fantasia ricorrente quando suono, immagino di stare sul palco a picchiare duro sulla mia chitarra a gambe larghe e un tizio mi atterra sulla gamba facendomi girare il ginocchio nella direzione sbagliata.
Conoscete la canzone dei Replacements “Can’t Hardly Wait?” Avete mai pensato al testo?
“Domani ti scrivo. Stasera non riesco a tenere la penna in mano. Se qualcuno ha un francobollo da darmi, ti prometto che non mi dimenticherò di nuovo l’indirizzo. Le luci dei flash stasera, attraverso i buchi nel sipario… Quando arrivo a casa starò già dormendo, vedo l’ora.” Credete che Paul Westerberg abbia scritto questa canzone in tour, o parlando di un tour? Mi piace pensare di sì.
What do you call it when a trophy wife from the 90s gets dumped and comes back to the clubs for another round? You don’t call it. You let it blow you in the bathroom and you never call it again. Comments/Enlarge See all
If you can’t beat ‘em (like, if you’re not that pretty) don’t join ‘em. Tell them to fuck off. Get together such a hodgepodge of clashing shit that it goes, “Wait, you actually care about that shit you stupid bitches? Ha ha ha. I feel sorry for you.” Comments/Enlarge See all
THE XXXORCIST
Chris Nieratko: "Come Dorothy nel Mago di Oz ho ripetuto tre volte:“Accetto il pompino e non faccio causa".
INTERVISTA
FACCIA DA CULO
Ryan McGinley intervista Jack Walls, l'artista, ex-membro di gang, ex-eroinomane ed ex-fidanzato di Robert Mapplethorpe.
BLOG
E QUELLA CHE ROBA È?
L'amore è un diritto di tutti, ma questo non significa che puoi ingravidare un bovino se la tua ragazza ti rifiuta.
INTERVISTA
I DOCUMENTARI E LA FOLLIA
Frederick Wiseman è il migliore regista di documentari al mondo. Ma è anche molto probabile che non abbiate mai visto i suoi film.