In questa nuova rubrica prendiamo una storia assurda che ci è capitato di sentire negli ultimi tempi, scriviamo le diverse versioni dei protagonisti, e poi li portiamo sul luogo del delitto per una foto-ricordo. La scena è questa: immaginatevi una caratteristica palazzina anteguerra di tre piani, di quelle con le scale in ferro battuto all’esterno, nell’elegante quartiere di Park Slope, Brooklyn. Sono le 3 del mattino e un uomo nudo, ubriaco e completamente spaesato che non abita nel palazzo sta vagando per i corridoi bussando a tutte le porte. Un inquilino buddista si impietosisce.

FOTO DI BEN RITTER


L PROTAGONISTA
A quanto pare avevo bevuto un po’ troppo whisky in un bar in centro. L’ultima cosa che mi ricordo è che il mio amico stava andando via dal locale e mi ha fatto: “Vabbè, ciao bello, ci vediamo.” E poi ricordo di essermi ritrovato sulle scale di un palazzo che non conoscevo alla ricerca di in bagno. Mi sono accorto di essere completamente nudo, e non riuscivo a ricordate dov’ero o perché mi trovavo lì. Credo di non essere mai stato così spaventato in vita mia. Il peggior incubo della tua vita si avvera all’improvviso.

Alla fine, lentamente, ho cominciato a ricostruire quello che era successo. Ero venuto in questo palazzo con una ragazza, ero stato a casa sua e poi eravamo entrambi svenuti dopo averlo fatto. All’improvviso mi ero svegliato e dovevo pisciare. Lei mi aveva detto che il bagno era al piano di sopra—o almeno questo è quello che avevo capito. Ma non ero riuscito a trovarlo, e mi ero chiuso fuori dall’appartamento. Ho cercato di rientrare, ma non mi ricordavo da qual era la porta. Ero completamente nel panico, ho cominciato a provare tutte le porte del palazzo. Alla fine uno degli inquilini ha aperto la sua porta e mi ha gentilmente offerto un asciugamano.

All’improvviso sono comparsi dalle scale quattro poliziotti. Non avevo mai visto niente di simile. I poliziotti volevano portarmi via, ma io continuavo a dirgli che non ero un intruso, che avevo i pantaloni, la giacca, tutte le mie cose erano lì—solo non sapevo dove. Loro facevano, “Ci dia tutte le informazioni che si ricorda,” ma io non mi ricordavo niente. Non sapevo neanche in che zona della città ci trovassimo.

In qualche modo i poliziotti sono riusciti a trovare l’appartamento. Mi hanno fatto entrare, hanno svegliato la ragazza sparandole una torcia elettrica in faccia, le hanno chiesto se mi riconosceva e mi hanno lasciato lì. Mi hanno preso in giro e mentre andavano via ancora ridevano. Sorridevano e ridacchiavano tutto il tempo. Uno di loro, una specie di Mastro Lindo di un metro e novanta, si è messo a provocarmi, mi minacciava di portarmi al commissariato o cazzate simili. Io ero terrorizzato. Non mi devo essere comportato in maniera molto virile, tipo che li devo avere implorati in ginocchio di non portarmi via. Ma sono pronto ad accettare qualsiasi umiliazione pur di non essere portato nudo in guardina.

E allora sono tornato a dormire. Mi sono svegliato il giorno dopo e sono andato direttamente al lavoro. Quest’esperienza mi ha segnato. Quando tocchi davvero il fondo, il ricordo non ti lascia facilmente.

IL VICINO DEL PIANO DI SOPRA

Sono un buddista praticamente, per cui il primo istinto per me è stato provare compassione per quest’uomo che era chiaramente fuori di sé, girava completamente nudo per il corridoio e non si ricordava neanche il suo nome. Ho suonato e sono stato in tour per anni, quindi non era una scena del tutto nuova per me. Questo poveretto non riusciva neanche a stare in piedi, era evidente che non era pericoloso.

Dunque, sono le 3 di notte e sento che bussano alla porta. Mi alzo per vedere chi è. Guardo dallo spioncino ma da lì non si vedeva che era nudo. Vedevo solo la faccia. Stava cercando di dire qualcosa che nella sua mente doveva essere in inglese, ma in realtà non era niente di sensato. Era davvero arrabbiato, così ho aperto la porta ma tenendola ferma da dietro con il piede e con il ginocchio, così potevo parlare con lui attraverso la fessura e in caso avrei potuto facilmente richiuderla se lui avesse fatto qualcosa di strano.

Solo allora ho visto che era completamente nudo—e con un bel po’ di tatuaggi tra l’altro—e che chiaramente non era pericoloso, era solo fuori di testa. Gli ho detto: “Ti ricordi almeno se sei arrivato qui con un ragazzo o con una ragazza?” E lui ha risposto una ragazza. Ho detto: “Va bene, è un inizio almeno, ci sono solo tre appartamenti con ragazze in questo palazzo. Ti ricordi se era al piano di sopra?” E lui non se lo ricordava. Gli ho fatto, “Ti ricordi come ti chiami almeno?” e mi ha risposto di no. Diceva solo, “Per favore, mi puoi aiutare a trovare questo appartamento? Lo so che è assurdo—ma non mi ricordo niente.” Non era assolutamente aggressivo, era davvero gentile e indifeso.

Essendo buddista ho pensato, anche se ha preso droghe o bevuto questo ragazzo è davvero confuso e non sta fingendo. Ed è nudo. Allora ho detto: “Guarda, lo vedo che sei una brava persona, ma non posso lasciare il mio appartamento e andarmene in giro con te. Mi spiace. Ma cominciamo dalle cose essenziali, ti prendo un asciugamano, ok?”

Allora gli ho preso un asciugamano ma nel frattempo qualcuno aveva già chiamato la polizia e non sono riuscito ad aiutarlo. Forse avrei dovuto. Non so neanche come ha fatto a salire le scale in quelle condizioni. Era appoggiato al muro, e si vedeva che gli scappava da morire, sai tipo che teneva le gambe incrociate e la schiena un po’ piegata. Si muoveva molto lentamente e si mangiava le parole.

Sono arrivati quattro poliziotti e uno sembrava un tenente. Sai, è un bel palazzo in una zona molto carina, e sono convinto che se fosse stato nero l’avrebbero arrestato. C’è stato un piccolo incidente circa due settimane fa—è venuto fuori che un barbone si era introdotto nel palazzo e dormiva nello scantinato—e tutti hanno sclerato per questa cosa, e quindi quella notte l’atmosfera era già piuttosto tesa. Tutti erano arrabbiati con l’inquilina che se l’era portato a casa. Dopo quella notte l’ho incontrata in un caffè e le ho detto: “Guarda, lo so che alla fine questa cosa si è rivelata una cazzata, ma io mi preoccupo anche per la tua sicurezza. Non ti sto giudicando né niente, ma purtroppo tutti gli altri inquilini hanno pensato che fosse un ladro e sono davvero sclerati e incazzati.” Poco tempo dopo la ragazza ha attaccato una lettera di spiegazioni e di scuse sulla sua porta, credo che sia stato un bel gesto.

La mia ragazza si è arrabbiata con me perché ho aperto la porta, ma alla fine mi sono ritrovato in così tante situazioni assurde in così tanti paesi diversi—suono da quando avevo 16 anni e ora ne ho quasi 40—che col tempo sai capire subito una situazione. Ho visto nel mio corridoio un ragazzo giovane, nudo, con un aspetto vagamente alternativo e con diversi tatuaggi, magari era solo uno che si era calato una pasticca di troppo. L’ho presa con un po’ di senso dell’umorismo.

Il giorno dopo la vicina mi ha lasciato l’asciugamani fuori dalla porta con un bigliettino che diceva “Grazie.”

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If you were his dad you’d be perpetually rationalizing things in your head like, “It’s just a different time. In the 70s we had stuff like that and funny hairdos. He’s basically just a modern version of a surfer.”
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Apparently it’s become very rock and roll to wear used denim condoms over your legs.

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