TESTO DI ZEYAD KASIM ILLUSTRAZIONI DI JOHNNY RYAN



li iracheni, dopo aver passato decenni sotto un regime totalitario opprimente in cui un solo commento buttato lì poteva assicurarti un biglietto espresso per la prigione, sono diventati dei maestri nell’arte della punzecchiatura politica sotto voce. In un certo senso, scambiarsi barzellette su Saddam di nascosto era l’unico modo di vendicarsi un po’ di quel baffuto figlio di puttana. Le barzellette si diffondevano così velocemente che si dice che il Mukhabarat (il temuto servizio segreto iracheno) avesse un ramo dedito solo all’aggiornamento dell’archivio.

Le barzellette del dopoguerra continuano questa tradizione, semplicemente sostituendo Saddam e i suoi figli con gli USA e i soldati della coalizione. Sentite questa per esempio:

Un soldato americano infastidisce una ragazza irachena per la strada. Lei si volta e fa, “Levati di torno, o ti faccio diventare una notizia del telegiornale.”

Un’altra barzelletta, che prende in giro gli insorti di Fallujah all’inizio del 2004 e i loro pregiudizi conto gli sciiti, fa così:

Un soldato americano che addestra le forze di sicurezza irachene li guarda catturare un guerrigliero durante un’azione. “In nome di Hussein, lasciatemi andare!”, implora il soldato, e loro lo liberano. Incredulo l’americano chiede agli iracheni perché hanno lasciato andar via il sospetto. E loro gli dicono che Hussein è un santo sciita e che non possono rifiutare una richiesta fatta in suo nome. Qualche giorno dopo il sodato americano è catturato dagli insorti sunniti a Fallujah e mentre lo interrogano lui grida, “In nome di Hussein, lasciatemi andare!” Quelli si guardano sorpresi e il capo fa’, “Non solo è americano, ma è pure uno sciita americano. Ammazzalo!”

I curdi del nord dell’Iraq hanno lo stesso ruolo dei carabinieri nelle barzellette italiane. Ogni barzelletta sui carabinieri puo essere tradotta con una barzelletta sui curdi da morire dal ridere, pari pari. Le barzellette sui curdi sono diventate ancora più diffuse durante questa guerra, soprattutto dopo che il leader curdo Jalal Talibani è stato nominato presidente dell’Iraq.

Perché Jalal Talibani fa il saluto al condizionatore dell’aria ogni volta che si alza la mattina? Perché è un condizionatore General Electric.

Anche se le barzellette sui curdi sono considerate molto offensive dal secondo gruppo etnico più numeroso del paese, continuano invariabilmente ad essere raccontate. La comicità esige una vittima predestinata. Ecco alcune delle più popolari:

Un terrorista curdo viene catturato, e gli americani gli chiedono quale sia stata la sua ultima operazione. “L’ultima che ho fatto è stata l’ernia,” risponde.

Un curdo va da Zarqawi e gli chiede di fare un attentato suicida. Zarqawi gli da una cintura esplosiva e un cellulare e gli dice di chiamarlo quando trova un folla abbastanza numerosa. Il curdo esce per strada e trova cinque persone davanti ad un negozio. Chiama. “Ho trovato cinque persone. Che faccio mi suicido?” “No, no, imbecille,” dice Zarqawi dall’altro capo. “Trova una folla più numerosa, vai ad un mercato o qualcosa del genere.” Il curdo va in un mercato molto affollato e chiama di nuovo, “OK, sono in mezzo a centinaia di persone, che faccio mi suicido?” Zarqawi: “Sì! Che altro vuoi aspettare?” Il curdo si mette il telefono in tasca, tira fuori un coltello, e si pugnala.


Il movimento del giovane e tempestoso religioso sciita Moqtada Al-Sadr è stato oggetto di infinite battute volgari. E la ragione non è molto difficile da capire se sapete che il suo cognome, Sadr, in arabo vuol dire ‘seno’ o ‘petto’.

George Bush e Bill Clinton discutono su come risolvere la situazione irachena. Clinton fa, “Fai come ho fatto con Monica: metti le mani su Al-Sadr”

Un altro gruppo che spesso si ritrova bersaglio nelle barzellette è la potente tribù rurale di Dulaim, nell’Iraq occidentale. Sono un po’ l’equivalente iracheno dei burini per i romani o i bergamaschi per i milanesi: proprietari terrieri e contadini arrichiti, ingenui e molto generosi:

Un dulaimi viene invitato ad una festa di compleanno e si diverte così tanto che alla fine fa ad alta voce, “Domani siete tutti invitati, la festa di compleanno la faccio io.”

Due dulaimi giocano a scacchi. “Ti ho eliminato un cavallo,” si vanta uno dei due. L’altro esce e ritorna dopo qualche minuto. “E io ti ho avvelenato tutte le tue mucche.”


Durante gli anni ’90 correva voce, che come conseguenza di tutte le barzellette sui dulaim, il capo della tribù fece visita a Saddam Hussein e, indignato, getto il suo copricapo sul pavimento—un antico gesto tribale che voleva dire che si sentiva disonorato. Da allora in poi le barzellette sui dulaim furono bandite. I dulaim sono anche conosciuti per la loro opposizione all’occupazione americana e il loro sostegno dell’insurrezione, e le barzellete sono cambiate di conseguenza.

Un Dulaimi è tranquillo a casa con la moglie quando all’improvviso sente gli aerei americani che stanno bombardando la zona. “Stenditi a terra, subito!” le urla. Lei gli risponde irritata, “Ma ti sembra il momento per una cosa del genere?”



Un dulaimi, appena rilasciato da Abu Ghraib, torna a casa e chiede a sua madre, “Mi hai visto in tv?

Ero il terzo culo da destra.”

Ogni tanto una barzelletta riunisce i curdi e i dulaim:

Una volta nel 1980 un curdo e un dulaimi si misero a giocare a nascondino. Da allora nessuno li ha più rivisti.

Anche le divisioni settarie sono entrate a far parte dell’umorismo iracheno:

Due sorelle irachene spettegolano con la mamma. La prima si lamenta che suo marito sunnita ha rapporti con lei solo alla missionaria, la seconda invece si lamenta che suo marito sciiita, lo fa con lei solo alla pecorina. La madre sospira e fa, “Dio abbia in gloria vostro padre. Non discriminò mai fra sunniti e sciiti.”

Anche gli insorti si beccano un po’ di satira. Una di queste barzellette fa così:

Un gruppo di terroristi ferma un bus e comincia a uccidere tutti i passeggeri. Uno di loro si avvicina ad una donna e un uomo negli ultimi posti. Si ferma e le chiede il nome. “Aisha,” fa lei. E il terrorista: “Non ti ucciderò allora, è il nome di mia madre.” Si volta verso l’uomo e gli chiede il suo nome. “Ahmed”, risponde, “ma tutti mi chiamano Aisha!”


Una vergine decide di diventare una kamikaze dopo che i terroristi le assicurano che in paradiso avrebbe avuto tutti gli uomini che voleva. Lei guida l’autobomba contro un mercato di frutta e verdura molto affollato, ma la macchina non esplode e lei perde i sensi. Quando si svegli si trova coperta da una pila di banane e cetrioli. “Aspettate!” grida. “Uno alla volta per favore!”

C’è anche tutto un filone di barzellette irachene che ci paragonano agli americani:

Un giornalista chiede ad un iracheno, ad un americano e ad un afgano la loro opinione sull’improvvisa scarsità di energia elettrica. L’iracheno chiede, “Cos’è un opinione?” L’americano chiede, “Cos’è la scarsità?” E l’afgano chiede, “Cos’è l’energia elettrica?”

Un iracheno ed un americano vanno all’inferno. L’iracheno chiede di chiamare la propria famiglia e paga un dollaro per la chiamata. L’americano chiede la stessa cosa ma gli chiedono dieci dollari. “Ma perché devo pagare di più dell’iracheno?” protesta. E i diavoli gli rispondono che dall’inferno a Baghdad era una chiamata locale.


I vicini dell’Iraq sono spesso disgustati per la tradizione di humor macabro davvero perverso che abbiamo in Iraq. Gli iracheni si giustificano dicendo che questo è l’unico modo per mantenersi sani di mente nell’inferno in cui si trovano a vivere. Io dico, lasciateci i nostri scherzi! Quest’ultima praticamente riassume tutto:

Un iracheno trova una lampada magica per terra. Comincia a strofinarla ansiosamente e il genio esce fuori in una nuvola di fumo esclamando, “Ogni tuoi desiderio è un ordine.” “Voglio che mi costruisci un ponte dall’Iraq fino in Canada,” chiede l’iracheno. “Oh dai,” fai il genio, “Non puoi chiedermi qualcosa di più facile? Come si fa a costruire un ponte dall’Iraq al Canada? Esprimi un altro desiderio.” L’iracheno ci pensa un po’ su e poi fa, “Ok allora. Voglio che la situazione in Iraq migliori.” Il genio fa, “Com’è che lo volevi quel ponte? A una o due corsie?”

COMMENTI










The only way you can get through your day and live with the fact that these homeless infants from the Hip-Hop Daycare are more than a Nickelodeon cartoon is to tell yourself this photo is from Napoli or something and would never happen here.

PS: It is.


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Have you seen drag queens lately? They all think you can just throw a ponytail and sweatshirt over a pair of Asics and call it being a woman, which makes it really special when you finally see someone taking things back to the Divine days (even if he did let the rest of the Sandymount High School civil liberties club tag along for the night).
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