alcolm McLaren ha cominciato a disegnare vestiti nei primi anni ’70, dopo aver lasciato la scuola d’arte. Nel 1971, insieme alla sua ragazza Vivienne Westwood, aprì una boutique di nome Let It Rock. Vendevano roba per teddy boys, rocchettari e teppisti vari. Noioso.
Fu allora che Malcolm incontrò i New York Dolls, per un attimo vide in loro il futuro della musica, e li convinse ad assumerlo come manager. Progettò un look completamente nuovo, con giacche di pelle rossa e simboli sovietici, ma il progetto fallì clamorosamente e il gruppo andò in crisi nera. E’ diventato un luogo comune da conversazione punk molto diffuso quello di dare la colpa del fiasco dei Dolls a McLaren, ma noi siamo convinti che il vero motivo è che avevano pochi pezzi davvero convincenti, ed erano quasi tutti dei cazzoni tossici inutili.
Durante un viaggio a New York a metà degli anni ’70 McLaren incontrò Richard Hell. Cercò anche in quell’occasione di diventare il suo manager, ma Hell disse no. E allora McLaren fece la cosa migliore che gli rimaneva da fare: tornò a Londra, cambiò il nome del suo negozio in SEX e cominciò a vendere t-shirt strappate ispirate allo stile di Hell e materiale sado-maso. Dopo di che vennero i Sex Pistols e bla bla bla, questa parte della storia l’avete sentita un milione di volte.
Dopo i Pistols McLaren fondò i Bow Wow Wow. Non solo arrivò in anticipo sull’impatto che la world music avrebbe avuto sul pop, ma inventò anche un look per l’allora quindicenne Annabella Lwin (lo definì pirate punk) che regala ancora oggi erezioni marmoree a molti uomini. Poi anche Adam and the Ants utilizzarono il pirate-punk look, ma loro non regalano più erezioni a nessuno da un pezzo.
Allora McLaren si diede al rap, fu praticamente il primo a portarlo nel Regno Unito con il suo album Duck Rock. Poi inventò il look ‘buffalo gals’, che era sostanzialmente basato sul conciarsi come una barbona coperta da mille strati. Ah, e ha anche rubato alle drag-queen l’idea del look superglamour ben prima che lo facesse Madonna.
La morale di questo discorso è che Malcolm McLaren è almeno in parte responsabile di ogni idea valida concepita dal 1970 in poi. Il trucco di distillare insieme tendenze di moda e di musica che lui ha come metodo è alla base di praticamente tutto quello che vi piace.
Vice ha incontrato McLaren a Parigi il mese scorso, e bisogna dire che è un bastardo davvero affascinantedolce come pochi e superintelligente. Portava jeans, una camicia bianca, una sciarpa arancione e un cappotto marrone chiaro. Abbiamo pranzato al Au Bascou su rue Rèaumur nel Terzo Arrondissement. McLaren ha preso uno stufato di cavolo e maiale, con acqua frizzante Badoit.
Vice: Perché hai cominciato con la cosa dei teddy boys negli anni ’70?
Malcolm McLaren: Era un gesto di rivolta contro gli hippies. Mi feci un vestito blu, copiandolo dalla copertina di un vecchio disco di Elvis Presley, e mi sono incamminato su Kings Road con l’idea di provare a fare qualcosa di buono della mia vita. Volevo essere lo schiavo di qualche donna, ma le fighe non mi guardavano nemmeno da lontano! Sono cresciuto in una famiglia che lavorava nella moda, e avevo la mia immaginazione da teppista dell’istituto d’arte. Le due cose si unirono, e decisi di creare l’antimoda.
Alla fine, dopo una settimana, mi fermò un tizio americano vestito completamente di nero che mi indicò un buco che dava sulla strada e mi propose di vendere vestiti là. Era il 430 di Kings Road, ed è lì che ho cominciato a creare il mio look da istituto d’arte in versione da strada. La mia ragazza dell’epoca, Vivienne Westwood, aveva appena messo al mondo nostro figlio. Faceva l’insegnante a scuola e io mi occupavo del bambino. L’ho convinta a lasciare il lavoro e ho comprato un paio di macchine da cucire.
E quindi che aspetto aveva il vostro primo negozio esattamente?
Si chiamava Let It Rock, nome che poi sostituii con Too Fast To Live Too Young To Die. Quella parte di Kings Road all’epoca era universalmente nota come la capitale del rock ’n’ roll e il laboratorio di tutte i nuovi gusti, e gente come i New York Dolls ne erano naturalmente attratti, insieme a gente come Iggy. Era il periodo dei caffetani e delle collanine di vetro per farti un’idea, io piazzai un jukebox dentro il negozio che sparava rock ’n’ roll a tutte le ore.
Ma quando il negozio cominciò ad avere successo non lo sopportavo. Mi piaceva davvero solo quando vendevamo a giovani e personaggi pericolosi. Quando cominciammo a vendere a chiunque diventò un esercizio commerciale. Ogni volta che cominciavamo a fare soldi, io chiudevo baracca. E questo faceva imbestialire Vivienne.
Puoi spiegarci un po’ il tuo progetto per i Dolls?
L’idea dietro i Dolls doveva essere di vestirli di un cuoio rosso particolare e affrontare le implicazioni politiche della noia. Scrissi un manifesto intitolato “Better Red than Dead”. Eravamo alla fine della guerra del Vietnam e stava per esplodere lo scandalo Watergate. L’idea era di riportare un certo tipo di critica sociale e politica nella cultura pop. Erano le basi della scena su cui poi si sarebbero esibiti i Sex Pistols.
Non fu un grande successo per loro, vero?
Fu un successo nella misura in cui fu un magnifico fallimento. Mi ricordo una giornalista dell’epoca, Lisa Robinson, che corse dietro le quinte e osservando questi eroi del mondo marginale del rock ’n’ roll e chiese, giustamente, a Johnny Thunders, “Sei comunista?” La sua risposta fu semplice e precisa. Disse: “Sì, vuoi scriverci su qualcosa?”
Cosa ti spinse ad aprire il negozio SEX?
Volevo vendere oggetti che di norma venivano venduti sotto banco, in sacchi di carta marrone. Ho inseguito produttori per tutto il Regno Unito… t-shirt di gomma nera, impermeabili di gomma nera, tenaglie per le le tette, anelli per l’uccello. Abbiamo venduto di tutto.
TO BE CONTINUED:
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