i direbbe che verso l’inizio degli anni 2000, ci sia stata una svolta radicale nei tuoi lavori. Di colpo, eri su tutte le tue foto e spesso eri nudo. Ma non nudo, proprio NUDO… Nudo alla tomba di tuo padre, nudo che caghi in una foresta innevata e cose così. Queste foto sono, come dire, molto coraggiose e presuntuose e la gente le ha definite in mille modi: coraggiose, divertenti…
Stupide!
Si, anche stupide. Perché hai iniziato a fare foto così?
Ero mentalmentee forse anche fisicamentestanco di fotografare tutta quella gente, fossero modelli o attori o musicisti. E’ abbastanza sfinente avere a che fare con la loro psiche e lavorare con loro. Ho pensato: “Cazzo, non ce la faccio più. Dovrei solo fotografare me stesso.”
Più facile di così.
Si, e penso anche che volessi sapere come ci si sentiva ad essere fotografati. Volevo guardare a me stesso come mi guardavano gli altri. Quindi ho iniziato questo duro lavoro su di me.
Cosa c’è di così sfinente nel ritrarre gli altri?
Devi stare ad ascoltarli e analizzarli e rapportarti con tutti. Puoi metterci pochissimo o un sacco di tempo, ma è comunque sfinente avere a che fare con altri esseri umani e dover cercare sempre di tirare fuori qualcosa da loro. Poi è dura se si mettono di mezzo la vanità e il bisogno di promuovere prodotti come un film o un disco.
Certo, intendi il ritratto per una rivista al giovane attore o al gruppo del momento…
E devono sembrare giovani e perfetti. Non è questione di come sono veramente. Quella è la cosa veramente sfinente. Ma io più o meno ci ho rinunciato.
Sei a un livello in cui puoi scegliere di rifiutare lavori senza problemi.
Adesso, quando la gente mi chiede un ritratto, sanno a cosa vanno incontro. Ma se un certo tipo di attrici di Hollywood mi chiede di fotografarle, dico no. E sanno che non me lo devono chiedere più.
Forse il ritratto che hai fatto che preferisco è quello di Yves Saint Laurent dove lui sembra quasi demoniaco.
Trovo che abbia uno sguardo molto fragile. Ho fatto una campagna per loro dieci anni fa quando lui era ancora nel gruppo, e lavoro ancora per loro.
Immagino ti offrano una montagna di lavori commerciali ed editoriali.
Si, moltissimi. La maggior parte li rifiuto. Ogni tanto c’è qualche offerta interessante, quindi accetto. Tipo, ho fatto Patti Smith per l’Observer e ora sto andando a L.A. a scattare David Lynch. Sono abbastanza un appassionato.
Bè, un’ottima cosa questa.
Si. Quando faccio lavori commerciali cerco di non vederli come tali. Li vedo più come… Pensa a qualcuno che vuole fare un film, ok? Devono fare i casting e trovare le location. Quindi io uso questi lavori per crearmi le mie fantasie e i miei sogni.
Come se avessi un film ideale da mettere insieme.
Ad esempio, Per la nuova campagna di Marc Jacobs, ho usato William Eggleston. Lui va per i settant’anni ed è un mio amico. E’ un uomo così stiloso. Volevo fotografarlo per la campagna tanto quanto volevo uscire con lui. E lui voleva incontrare l’attrice Charlotte Rampling che era già nella pubblicità che stavo scattando, quindi ce ne siamo andati tutti a Parigi. E’ questo che voglio fare. Voglio passare dei momenti belli e interessanti.
Nella nuova campagna per la donna c’è.
Dakota Fanning.
Che scelta strana.
L’ha scelta Marc. E io ho pensato che fosse un’ottima idea. Hanno dovuto stringere i vestiti per farglieli stare.
Quando Marc Jacobs ti chiama per una campagna, come avviene il processo creativo?
Ci sono sempre un paio di persone a cui pensiamo e che vorremmo usare come modelli. Era un po’ che volevo usare Charlotte per esempio perché la conosco bene.
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Maybe it’s growing up on Doctor Who but there’s something magical about a pretty good-looking girl wearing a big scarf. You get the same “turn a 7 into an 8” powers from: unfathomably high heels, ridiculous hair (like, bright blonde if you’re Asian), pink Chucks, short shorts, offensive T-Shirts (like “Fry Mumia”), funny earrings (hot dogs) and really big prescription glasses. Comments/Enlarge See all
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