DOS & DON'TS

Someone submitted this as a DON’T which really hurt our feelings because this is our kind of guy. Skyscraper is the one with “This must be just like livin in paradise / And I don't want to go home.”
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People like to bitch about the third-worldification of the West and how we’re all doomed, but to be perfectly honest I’m sort of looking forward to it. Well, at least the Filipino junk-mobile aspect. Comments/Enlarge | See all













o san! A parte il fatto che finiranno per prendere il controllo del mondo intero nel ventunesimo secolo, diventando una superpotenza globale di quelle che non si vedevano dai tempi d’oro di Roma e dell’Impero Britannico, i cinesi fanno anche delle gran belle borse di Gucci taroccate. E la parte migliore è che, visto che i cinesi sono ovunque, si può trovare merce contraffatta cinese praticamente in ogni città del mondo. In un certo senso, i falsi cinesi sono il grande denominatore comune della cultura umana in un questo momento. E questo è un BENE. Per provare quest’affermazione piuttosto ovvia abbiamo attraversato il pianeta per parlare con immigrati cinesi e gente che vende beni cinesi taroccati. Preparatevi per il futuro, e pangyau!

Foto di Léo de Boisgisson


Vice: Da dove vieni?

Commesso [sulla destra]:
Da Liuzhou, una piccola città nella provincia di Guanxi, in Cina.

E’ molto diverso dalla Francia?

Nel Guanxi tutto costa molto meno, ma ci sono anche molte meno cose da comprare. Liuzhou è davvero troppo piccola!

Ti piace vivere qui?

Sì, mi piace molto il clima. E’ più fresco che in Cina, soprattutto l’estate.

Cosa vendete qui?

Più che altro bigiotteria.

Sembra roba raffinata, è vera?

Come è vera? Siamo i grossisti ufficiali per conto di un importante esportatore cinese, certo che è roba vera!

Ok, ok. Ti piace la roba che vendi?

Sì mi piace. Ma te lo dico, sono solo qui solo per un periodo. Questo non sarà il mio lavoro per sempre. Sto ancora studiando.


Foto di Thilo Mischke


La Chinatown di Berlino è contenuta in una serie di immensi mercati coperti.

Vice: Da dove vieni?

Feng:
Vengo da un piccola città vicino Shanghai. Ho trentadue anni, e vivo in Germania da sei.

Che facevi in Cina?

Ero infermiera diplomata. Mi piacerebbe lavorare anche qui come infermiera, ma il mio tedesco non è molto buono. E quindi vendo moda di marca e gioielli.

Ti piace?

E’ un po’ noioso in realtà.

Come ci si sente a vendere gomito a gomito con centinaia di altri venditori asiatici che vendono praticamente le stesse cose?

Bè, puoi immaginare che la competizione è dura. Dobbiamo combattere e affrontare un sacco di stress ogni giorno.


Foto di Ale Formenti


Vice: Da dove vieni in Cina?

Jin Ruihong:
Zhejang, vicino Shanghai.

E’ molto diverso da qui?

Tutto è diverso. La cultura, la gente. Siamo qui da dieci anni ormai, e vediamo ancora un sacco di differenze, anche nell’ambito della comunità cinese. E’ una comunità molto grande, gente da tutta la Cina.

Ti piace qui?

Così così. La comunicazione è molto difficile. Molti cinesi non parlano italiano, e pochi italiani parlano cinese. E c’è anche un po’ di razzismo. Alcuni italiani sono gentili, ma c’è ancora un po’ di razzismo.

Cosa vendete in questo negozio?

Tutti prodotti made in China. Importiamo la merce e la vendiamo. Abbiamo contatti con le fabbriche in Cina. Gli diciamo cosa fare, loro lo fanno, e noi lo importiamo e lo vendiamo. Più che altro trattiamo sciarpe di lana e di seta.

Ti piacciono le cose che vendi?

Noi usiamo i prodotti che vendiamo. Non li venderemmo se non ci piacessero.


CONTINUED:
CHINA WORLD
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