Pronta per guadagnarmi il mio spazio nel mondo delle persone normali.
ualche tempo fa Vice mi ha chiesto di diventare una ragazza normale per una settimana e fare un resoconto della cosa. Credo che la ragione principale per cui abbiano chiesto a me di farlo sia che mi faccio parecchi autoscatti, e spesso il risultato è abbastanza sgradevole. Ho un senso dello stile agghiacciante, e, sembrerà strano, credo che le mie foto siano interessanti proprio perché ho sempre un’aria sguaiata e improbabile.
Dunque. Per prima cosa ho dovuto stabilire com’è una ragazza normale. Mi sono immaginata una tipa che fa un lavoro noioso di giorno, è più o meno tranquilla e priva di opinioni, passa diverse ore a prepararsi per uscire anche se alla fine sembra sempre praticamente la stessa, è in forma e attenta alla propria immagine, una che quando arriva il weekend va in giro vestita Bebe da capo a piedi a devastarsi di alcol con le sue amiche. Questa è l’immagine che mi è venuta in mente all’inizio e a questa mi sono attenuta.
Giusto per farvi capire da dove vengo, questa sono io. Vivo a Kansas City, Missouri. No, non è un villaggio in mezzo ai campi di grano dove la gente non sa cos’è un’email o il sushi. E’ una semplice e tradizionale città di provincia. Sappiamo dove andare a ballare gli ultimi, pessimi ‘successi’ hip-hop, sappiamo cos’è un Martini, abbiamo locali che fanno l’happy hour, e abbiamo i country clubs. Insomma, ho praticamente tutte le carte in regola per essere normale. SI’!
Suppongo di dovervi dire anche qualcosa sulla mia vera vita. I miei amici e io organizziamo feste a tema davvero spettacolari, almeno secondo me, ci travestiamo un sacco e facciamo un mucchio di cose assurde per passare il tempo. Tipo ci vestiamo completamente dark e ci imbuchiamo in una pessima festa punk/ska in un bar universitario, o magari camminiamo per strada facendo gli zombie o io magari mi vesto punk mentre servo ai tavoli o magari facciamo Karen O al karaoke country cittadino, o magari andiamo in giro per la città come se fossimo un gruppo e io faccio la cantante incazzata e mangio la pizza in vestitino trasparente e spandex, o magari ci imbuchiamo all’addio al nubilato di qualche sfigata vestite come dei cazzo di pesci tropicali. Qualsiasi cosa!
Ora, questo può suonare assolutamente fantastico, ma l’inconveniente del disinteressarsi del tutto all’avere un bell’aspetto o a comportarsi nel modo giusto è che non incontri mai nessuno cui piacere! Credo che il mio lato ‘normale’ sia abbastanza attratto dall’idea di fare come se fossi in una città nuova, o comportarmi come quelle ragazze che ogni volta che escono fanno finta di non conoscere già tutte le persone che vedono negli stessi locali ogni weekend.
Quando ho bisogno di una complice chiamo sempre la mia adorabile amica Chloe. E’ stata subito più che disponibile a rispolverare per l’occasione il suo cappottino color grancereale lavorato a maglia e lungo fino ai piedi e il suo autoabbronzante per il viso, e a scattarmi qualche foto mentre io cercavo di “entrare nel personaggio”.
Ho cominciato con il procurarmi quello di cui avevo bisogno per immedesimarmi a dovere nella nuova identità. Ho preso le pillole per dimagrire due volte al giorno, ho passato ore a sistemarmi i capelli e il trucco, ho fatto gli esercizi di aerobica casalinga seguendo le istruzioni delle videocassette, mi sono sbiancata i denti con quella specie di strisce adesive, e ho pettinato, depilato, pinzettato, lucidato, allisciato, spalmato, insaponato, lozionato, stirato e sbrogliato. Anche se non sono molto abitutata ad alzarmi tre ore e mezza prima per prepararmi ad uscire, devo dire che le pillole per dimagrire mi hanno dato una botta di energia non indifferente, riducendo nel contempo del tutto il mio appetito. Ho persino perso tre chili in una settimana! Yuppi!
Allora, siete pronti per la mia settimana di normalità? Via!
Giorno Uno
Mi sono svegliata, ho passato due ore a prepararmi, e mi sono catapultata al Country Club Plaza a fare acquisti in tutti quei negozi pretenziosi con “assistenti alla vendita” che ti aspettano fuori dal camerino per dirti con espressioni teatrali come stai bene (anche se quando sono entrata si vedeva che stavano alzando gli occhi al cielo sul genere “ma è convinta davvero che la nostra roba le può entrare?”).
Per quanto riguarda questo assurdo modo di fare alla ma-è-chiaro-che-prendo-la-commissione, non so se è la mia parte non-normale o la mia parte del midwest, ma non lo reggo quando mi vengono dietro per il negozio in quella maniera. Mi ha fatto girare completamente i nervi, e ha rovinato praticamente tutto quello che ho provato a indossare. Le ragazze normali saranno tranquille a riguardo? Mi sono risposta sì, e quindi ho simulato un’espressione beata mentre provavo vestiti orrendi che costano più del mio affitto. Ho anche dovuto trovare alcune pallosissime combinazioni per l’abbigliamento quotidiano, qualcosa in tinta crema o beige o daino o fungo o talpa, per confondermi nella massa. Cercatemi nell’altra pagina. Non riuscite a trovarmi, vero?
Poi mi sono diretta al Bijin Salon, nei sobborghi della città. Ero davvero tesa al pensiero di dover intrattenere imbarazzanti conversazioni sulle doppie punte, o su quanto è forte il fatto che sia una fotografa. Tuttavia, appena arrivata, gli aromi rilassanti, le decorazioni vagamente lisergiche e le luci soffuse mi hanno calmato i nervi. Ero pronta. Mi hanno “strutturato” i capelli. Mi hanno detto che questo avrebbe fatto sembrare il mio viso più sottile e il mio collo più lungo. Mi hanno anche fatto delle ciocche “sfilate”, perché “ci stanno bene” ma che si sono poi rivelati tre ciuffi asimettrici che sembravano del tutto involontari, anche se ho detto alla parrucchiera che mi piacevano (in fin dei conti mi stavano offrendo del vino).
Poi sono entrata in un corridoio lungo e oscuro, con segnali di “Silenzio” da tutte le parti, ed è lì che si fanno le pedicure e i massaggi. Anche se la voce della signora della pedicure sembrava dolce mentre indugiava sui miei piedi, giuro che tutte le volte che sollevavo lo sguardo dalla mia rivista In Style mi sentivo addosso uno sguardo omicida.
A seguire c’è stata la seduta di cura delle sopracciglia. Non mi sono mai depilata le sopracciglia finora, ma la cosa mi ha sempre interessato. L’opinione generale è sempre stata che ho sopracciglia folte e belle. E io sono sempre stata contenta così, ma, visto che si è presentata l’occasione, ho detto “e che caspiterina!” (Devo anche confessare che sono originaria del Wisconsin).
E così gliel’ho lasciato fare, anche se alla signora addetta alle sopracciglia le mie piacevano, e si stava quasi rifiutando di depilarle. Ma l’ha fatto alla fine, e in effetti stavano meglio.
E’ stato questo il momento in cui mi sono resa conto che stavo incosciamente basando il mio nuova aspetto su quello di mia sorella minore, che è quanto di più vicino a “normale” ci sia nella mia vita. Vive a Milwaukee, fa un lavoro d’ufficio, e la barista la sera. Ogni volta che torno a casa per Natale tutti pensano che lei sia più grande, ma in realtà sono io la maggiore, di quattro anni. E non lo prendo come un complimento. Mi rendo conto di sembrare più giovane perché le ragazza basse e paffute ricordano i bambini piccoli. Ma vabbè.
Giorno Due
Oggi era giornata di vacanza, e la mattina mi sono data da fare per vestirmi in maniera sufficientemente normale per far visita alla famiglia dei miei amici. Ho provato diverse combinazioni, o ho passato parecchio tempo ad asciugarmi i capelli arricciandoli a “onda”. Non è servito a molto, ma ho fatto finta di sì. Poi mi sono diretta al pranzo di Ringraziamento.
Dal momento in cui sono entrata in questa casa semplice e pulita sono stata incredibilmente carina, cordiale ed educata. Ho persino chiesto di dire la preghiera prima di mangiare, giusto per prenderli un pochetto per il culo. (Non credo che sia necessario dire la preghiera quando stai per mangiare in un piatto di plastica, giusto?). Per la maggior parte del tempo sono stata con la figlia di quattro anni del padrone di casa, cosa che ritengo sia sembrata piuttosto inquietante. Abbiamo vestito le Polly Pockets per più di due ore. Avete mai provato? E’ davvero divertente. Poi abbiamo avuto un attacco di “ridarella”, e le ho fatto un sacco di foto con facce buffe.
Giorno Tre
Mi sono svegliata con la consapevolezza che quello che mi serviva per essere davvero normale era un set di unghie finte e un’abbronzatura da aragosta! Ecco! Ho fatto un salto al più vicino salone di bellezza, dove una donna vietnamita molto silenziosa ha preso le mie dita mezze mordicchiate e le ha trasformate con splendide unghie da signora curate alla francese. Le ha smerigliate e lucidate, e tutto ad un tratto ero una nuova donna. Una nuova donna che non era più in grado di battere sui tasti, chiudersi la cerniera, legarsi i capelli, raccogliere qualcosa da terra, o pulirsi il sedere senza qualche difficoltà. Ma vabbè. Guardate che belle!
A seguire seduta di autoabbrozzante spray! Avevo un vago presentimento che sarei dovuta stare nuda in una stanza mentre una piccola signora bionda mi avrebbe irrorato con un liquido color rame. No no no. Invece, mi sono ritrovata in una stanza molto simile ad un ambulatorio, con addosso solo ciabatte e cuffia. Ti danno un biccolo tubo rosso attraverso cui respirare, e poi ti fanno entrare in questo congegno metallico che assomiglia ad una doccia, premi un bottone, chiudi gli occhi, e stai lì a girare su te stessa mentre una sostanza chimica disgustosa tipo sciroppo per la tosse ma con un odore molto tossico ti sgorga addosso. La mia esperienza è stata particolarmente imbarazzante perché non sono riuscita a farlo funzionare, due volte, e quindi sono stata costretta a barcollare nella sala d’aspetto piena di ragazzine che aspettavano il loro turno e ammettere che non ero in grado di farlo funzionare, con addosso solo l’accappatoio bianco che mi avevano dato. Due volte.
Comunque, la seduta vera e propria dura solo un minuto, e poche ore dopo l’abbronzatura ha un’aria piuttosto naturale, non la sfumatura di arancione fosforescente che mi aspettavo.
Quella sera ho pensato che era il momento giusto per un po’ di movimento fisico. Ho chiesto ad una mia conoscente se potevamo fare un salto al country club ebraico insieme e fare un giro ai campi di squash. Le ho detto di farmi qualche foto del tipo “sexy” e “amo la vita” da mettere nei miei profili su MySpace e match.com. Devo dire che ne è passato di tempo, ma adoro lo squash! Dopo la partita siamo andate nel centro benessere a cercare qualche “gnocco” (in realtà c’erano più che altro membri anziani del club, gli unici “gnocchi” erano l’addetto agli asciugamani e il barista). E abbiamo anche indirizzato il ghigno più aspro che siamo riuscite a fare alle ragazzette diciassettenni con gli occhiali da sole che passavano il pomeriggio sedute al bar a drenare la carta di credito della mamma ordinando Pina Colada analcolici e Shirley Temple. Ah, e poi abbiamo fatto un salto nella sauna a depurarci i pori. Le ragazze normali hanno i pori puliti.
A cena siamo andate alla Cheesecake Factory, un famoso ritrovo per turisti con un arredamento davvero volgare e un menù di circa dieci chilometri con cibi di tutto il mondo. Ma è tutto così americanizzato che anche un involtino primavera riesce ad avere il sapore di un hamburger. Ho cercato di corteggiare il nostro cameriere convincendo la mia amica a dirgli che è una fotografa, e che voleva fargli delle foto mentre mi imboccava (Siete liberi di insultarmi!!)
Questa sono io prima della normalizzazione (Mi sono vestita da punk per fare la cameriera).
Cosa indossano le ragazze normali..
Alla spa.
La mia sorella minore è cento per cento normale. Le piace.
Vestita normale per una cena di Natale..
Ho avuto un piccolo attacco di panico nel solarium.
You guys need to take this dude on vacation like a little brown canary in a coalmine where, if he doesn’t get laid, you realize nobody can and you move on to the next town.
This country is a melting pot, not just of races and cultures but of fucking losers. That means you get deluded aging musicians palling it up with pathetic drag queens flirting with quirky Germans that write “comical poetry” for the internet.
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