DOS & DON'TS









Fotos dell’autrice





’ OPERAIO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA
Il ragazzo che incontrai subito dopo era questo enorme operaio di una piattaforma petrolifera con dei denti incredibilmente storti. Quando arrivai a casa sua fui sorpresa nel vedere come fosse pulita e ordinata. Aveva delle maglie da lavoro su una gruccia fuori dall’armadio, ma erano tutte piegate. Era un piccolo appartamento in cima all’ edificio, con un poster di Union Jack alla parete, una cosa abbastanza triste. Sul suo tavolo c’erano un sacco di bustine di diversi tipi di thè che mi fecero venir voglia di ridere. Aveva un sacco di dischi. Diedi un’ occhiata e rimase impressionato dal fatto che sapevo chi erano gli A Certain Ratio. Andavamo d’ accordo, e lui parlava molto. Gli chiesi del suo lavoro e mi raccontò cosa faceva, mi mostrò una foto dove aveva una cresta come un ragazzino di 14 anni.

Fumava tantissimo e beveva vodka a canna.

10 minuti dopo eravamo in bagno dove mi prese e mi scaraventò nella doccia, poi mi sollevò per i capelli, ma in un modo terribile così che non ero nè in piedi nè inginocchiata. Aveva delle mani enormi e mi arrivarono in faccia dove continuò a schiaffeggiarmi.

Aveva un buon ritmo e uscì di testa per un attimo spaccandomi il labbro. Mi prese i capelli, strattonandomi e sbattacchiandomi la testa avanti e indietro, poi mi gettò via, mi sollevò il mento e avvicinandoselo a sè mi sputò addosso. Mi afferrò il collo e il mento con la mano e mi scaraventò al muro. Facendomi scivolare, e sbattè la mia testa contro al muro, ripetutamente. Prese una stecca di legno, se la ruppe sul ginocchio e si avvicinò cominciando a darmi delle gran botte che mi facevano muovere in avanti. Mi lasciò dei segni visibili e non potei sedermi per un pò di giorni.


IL GIOVANE RAGAZZO

A Londra fui trascinata da un amico in questo bar orribile dove un ragazzo mi infilò la mano sotto la gonna e mi palpò il culo. Ero ubriaca, e la cosa non mi dispiacque. Lui era carino. Abbastanza. Aveva un pò lo stile da ragazzo di strada. Mi chiese subito: “Vuoi venire da me?” ma dovette ripeterlo almeno cinque volte perchè non capivo niente del suo forte accento inglese. Andai con lui non sapendo bene perchè. Aspettammo il taxi. Io stavo sempre peggio. Sentivo che avrei vomitato da lì a poco. Quando arrivammo, il suo appartamento era in una delle zone più abbandonate e industriali che avessi mai visto e quasi pensai che mi avrebbe ucciso. Era una strana sensazione. Quando entrai in casa, sbattè la porta dietro di lui e mi strappò i vestiti di dosso mentre si strappava anche i suoi. Poi mi urlò letteralmente in faccia con quel suo forte accento. Ero ubriaca e credo che entrambi stessimo per perdere i sensi, perchè ricordo di essermi ripresa col suono di lui che urlava trascinandomi in giro. Poi all’ improvviso me lo mise in culo. Faceva male e urlai verso di lui, ma mi ignorò. Mi sembrava quasi di essere stuprata, perchè non mi lasciava muovere e continuava a incularmi. Era un dolore acuto e ogni volta che provavo a scappare ricominciava ad urlare con il suo accento. Quando finalmente finì, dopo un paio d’ ore, mi spinse via e il letto era coperto di sangue. Non stetti bene per circa cinque giorni, fisicamente e mentalmente. Mi disse di andarmene, e persi l’ ultimo treno. Dovetti prendere un taxi che mi costò una fortuna.

Non so perchè non voglio quello che vogliono le altre ragazze, la stabilità, un ragazzo. Non ho nessun bisogno o sensazione di voler possedere qualcuno in quel modo. E’ molto più intenso incontrare sconosciuti, è stupido, è ingenuo, è pericoloso, si, è tutte queste cose. ma solo quando sono in presenza di questa intensità, solo allora provo sollievo. Non sto parlando di orgasmo.

E’ il diritto di essere quello che vuoi, di fare quello che vuoi, di cancellare il tuo passato e il tuo futuro.

Semplicemente.

MARY MUSTAPHA


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