In senso orario da sinistra: Nonna Zita ai fornelli, foto dell’autrice; un paio di gustosissimi gattini, foto di Elena Cara; e il risultato della ricetta di cui sotto, foto di Serena Pezzato.




Quando ero piccola, a Vicenza, la gente degli altri paesi mi prendeva in giro, dicendo che ero una mangiagatti. L’ho sempre presa come immagino la prenda un siciliano quando gli dai del mafioso. Lo vedevo come un modo, anche divertente, di ridere dei nostri portafogli e frigoriferi relativamente vuoti. Poi, un giorno, ho pensato, “Aspetta un attimo. Alcuni siciliani sono davvero mafiosi. Probabilmente, c’è almeno una persona che conosco che ha davvero mangiato un gatto.” Poco dopo, aprendo una copia di Cronaca Qui, ho letto di un vicentino che era uscito allo scoperto, dichiarandosi ufficialmente un mangiagatti. Ormai le mie certezze stavano vacillando, e quindi ho chiesto consiglio alla vicentina più saggia che conosca, mia nonna Zita.

Ciao Nonna. Come stai?

Nonna Zita:
Ciao stella, tutto bene.

Senti ma è vera questa storia dei vicentini mangiagatti? Tu hai mai mangiato un gatto?

Beh, io no, ma il tuo bisnonno sì.

Non ci credo.

Purtroppo c’era la guerra e non c’era niente da mangiare. Quando lo stomaco brontola da settimane non ci si fa problemi di alcun tipo.

Ma scusa, come si fa ad uccidere un gattino innocente per poi cucinarlo? E’ una cosa disgustosa.

Il tuo bisnonno diceva che andava a farsi un giro o che andava in cerca di conigli da uccidere. Succedeva sempre quando c’era stata una bella nevicata nei giorni precendenti.

Cosa c’entra la neve?

Appena uccidi un gatto devi tagliargli la pancia e togliergli le budella, proprio come fai con i conigli. Poi devi buttare via tutto tranne il fegato, che devi mettere da parte, al fresco.

Oddio, sto male.

Devi scavare una buca, metterci dentro il gatto e poi ricoprire la buca bene con la neve. In questo modo la carne del gatto si frolla, diventa più tenera. Altrimenti chi riesce a masticarla? Dopo otto giorni che l’hai lasciato frollare, lo tiri fuori e aspetti che si scongeli e poi lo peli e lo lavi per bene e lo lasci a gocciolare. Lo tagli a pezzetti e lo metti in una padella con una cipolla, una carota, una gamba di sedano e un po’ di aglio. Aggiungi molte spezie e poi alloro, pepe, ginepro e sale. E infine metti in una ciotola piena di vino bianco e lo lasci marinare in cantina tutta la notte. La mattina scoli i pezzi di carne dal vino e li fai rosolare in padella e lo cucini bene con olio e burro, prezzemolo, aglio, salvia e rosmarino.

Sembra una cosa lunga.

Non è finita qui. Devi aggiungerci quattro o cinque pomodori pelati oppure un po’ di conserva. Un po’ di vino bianco e un po’ di vino rosso. Deve cucinare per due ore e se si asciuga ricordati di aggiungerci del brodo.

Nonna, io non ho nessuna intenzione di cucinare un gatto.

Sì, va bene, ma ricordati che alla fine devi unire il fegato tritato che avevi messo da parte e preparare della polenta calda per accompagnarlo. Altrimenti senza contorno che gatto è.

ALESSIA MARCHIORO

COMMENTI










This awesome pile of trash looks like that 80s movie Times Square but with less codependence and more shots.

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This British public-schooler's smirky bravado may seem out of place, but when you factor in all the tablings and ball-blackings and bogwashes, they're basically the Navy SEALS of the international nerd community.
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