FABRI FIBRA
Bugiardo
Universal

Dite quello che volete, ma Fabri Fibra, oltre ad essere il miglior rapper italiano di tutti i tempi, è l’unica novità rilevante del nostro mercato discografico negli ultimi 36 mesi. Sfido a dire il contrario. Ha venduto 140.000 copie grazie a un disco che era frutto di un progetto serio e aveva un inizio e una fine (e non certo perché gli splendidi 58enni con le Tod’s che guidano le nostre major credessero in lui). La vera novità di questo Bugiardo e che è prodotto con beat per un terzo italiani, per un terzo americani e per un terzo francesi e il risultato è finalmente quello di un disco che potrebbe competere col mercato mondiale se la nostra non fosse una lingua ferma al 1716. Non entro nel merito dei contenuti (che secondo me spaccano, ma siccome vi sfracelleranno tutti i coglioni con le rime sul piccolo Tommy e su Corona, io taccio). Dico solo che il ragazzo cresce di disco in disco, acquisisce sicurezza, fa ridere, pensare e ballare rimanendo se stesso e senza far sembrare l’hip hop la colonna sonora di una barzelletta sulle tribù urbane da raccontare a Studio Aperto edizione delle 13. E per noi è già molto.

FEDERICO SARICA

MIGLIOR DISCO DEL MESE
BOBB TRIMBLE
PEGGIOR DISCO DEL MESE
THE WARLOCKS
MIGLIOR COPERTINA DEL MESE
YEASAYER
PEGGIOR COPERTINA DEL MESE
ENTER SHIKARI





CASSIDY
B.A.R.S.
Full Surface/J Records

Non un gran disco, per la cronaca. Anche se “I got my drink and my two-step” è un pezzo fighissimo. Ma solo per merito di Swizzy. Swizzy spacca. Dovreste procurarvi il suo ultimo lavoro, perché è uno dei dischi più sottovalutati dell’anno.

BUSTA NUT

HAVOC
The Kush
Nature Sounds

Hav è da amare e basta. Primo, è un nano. Secondo, suo fratello maggiore—rest in peace—era il più grosso figlio di puttana di Queensbridge. Terzo, di cognome si chiama Muchita. Voglio dire, la lista potrebbe continuare. Ma cosa più importante, ha i beat che spaccano. E ce li ha da anni. Mi verrebbe da dire che forse è uno dei produttori più sottovalutati della storia del rap insieme a Q-Tip. Lo sapete che tutti i beats dei Tribe li ha fatti Q-Tip? Tip, non Ali Shaheed. Ma sto divagando. Havoc riceverà sistematicamente solo amore dalle pagine di questo giornale, anche con un album così così.

WHOADIE ALLEN

BURIAL
Untrue

Hyperdub
PINCH
Underwater Dancehall

Tectonic

Non è stato un brutto anno per il Dubstep, anche se nel tentativo di rendere sempre più quell’ idea di vibrazioni urbane desolate e desolanti un paio di artisti se ne usciti con dischi che erano l’equivalente sonoro di un ascensore che puzza di piscio. Poi, giusto alla fine dell’anno, eccoci con due album killer. Untrue di Burial, come il suo debutto, non è proprio musica da club ma ti da quella sensazione di quando torni a casa sull’ultimo tram e la serata ti rimbomba ancora nelle orecchie. I beat è come se rimbalzassero, ai synth si sono aggiunti gli archi e ci sono un paio di interventi vocali stile soul diva che ti fanno pensare che Burial spacchi col 2-step esattamente come fa col dubstep.

Bello quindi, com’è bello Underwater di Pinch. Qui, il boss della Tectonic raduna una serie di MC e di vocalist dalla nativa Bristol, che riempiono il basso vibrante e le tristi melodie di “One Blood, One Source” e il suo classico pezzo, “Qawwli”—qui rinominato “Brighter Day”—con energia positiva.

LOUIS PATTISON

FUOSSERA
Spirito e Materia
First Class Records

Penso che se i Mobb Deep decidessero di andare a suonare a Napoli, riempirebbero il San Paolo, a sentire l’influenza che hanno ancora sui ragazzi che fanno rap laggiù. E’ bello che questo, che è stato l’anno di Saviano e dei Co’Sang, si chiuda con un disco solido, ben fatto, ben scritto e ben prodotto come questo. Ed è altrettanto bello sapere che il modello 99 Posse è definitivamente finito in garage coi suoi protagonisti. Quindi, lunga vita al rap napoletano, se è fatto così.

GANGSTA BOOGIE





V/A
I Hate Music: A Compilation of Output Recordings 1996-2006
Output

Quando non era intento a tirar fuori pubblicità assurde per le pagine di Vice o a andare in giro a scroccare per le gallerie e i club, Trevor Jackson ha di fatto realizzato degli ottimi dischi. Quindi perché non ne ha messo neanche una canzone in questa retrospettiva? Scherzo, scherzo! Su I Hate Music ci son tutti i vostri pezzi preferiti usciti su Output; cose come The Rapture, Four Tet, Mu, DK7, Colder, Playgroup, Blackstrobe e altri, sparsi su questi due cd che arrivano in copia limitata, firmata con un bacio.

GATTO PROFONDO

SURGEON
This is For You Shits
Warp

Un mix di techno brutale che unisce Autechre, Scorn e British Murder Boys degli stessi Surgeon in una catena arruginita che ti batte ripetutamente attorno alle orecchie. Se stai cercando di capire come si mixano i capi del noise, Whitehouse, con la techno, mi spiace affermare che questo This Is For You Shits non ti darà alcuna risposta ma c’è la loro traccia, “Dumping The Fucking Rubbish” verso la fine quindi, perché no? Provateci e siate grati.

JENNIFER JUPITER

THE MICRONAUTS
Damaging Consent/ A Remixes Retrospective
Citizen

Non hanno mai avuto il successo che si meritavano ma questa compilation di pezzi nuovi e remix dei Micronauts dimostra come Parigi facesse già roba muscolosa da dancefloor molto prima di Justice e compagnia. Non hanno il modo di fare della Ed Banger, e neanche la loro capacità di costruire le canzoni e poi distruggerle lentamente, ma onestamente, la acid storta e sporca non è mai stata così storta, o così sporca.

THADDEUS SCHMITT

ARP
In Light
Smalltown Supersound

Ecco delle fusa in synth, da ascoltare al tramonto, regalateci da Alexis Georgopoulos, il tizio che fino a poco fa era nei Tussle, ma che pare abbia deciso di diventare molto più artistoide. Il minimalismo luminoso di In Light rilascia toni e suoni coperti di miele distorto, e se, grazie a “Odyssey (For Bas Jan Ader)”, anche una sola persona finisce per scoprire il lavoro dell’artista olandese, allora gli sforzi di Georgopoulos sono serviti a qualcosa.

THEYDON BOIS

BOXCUTTER
Glyphic
Planet Mu

I tizi in copertina sembrano quei piccoli e divertenti ciclopi che Ed Templeton disegnava sui vecchi video dei Toy Machine. Peccato che la roba dentro abbia il suono di una mattina alle 7 imbottigliato nel traffico a rimpiangere quell’ultimo colpo di ketamina.

ALBERTO BALSAMO





UNTITLED MUSIC PROJECT
S/T
Tigertrap

Power-indie, la scelta di una nuova generazione. Se le vecchie tristezze dell’indie vi lasciano la voglia di qualcosa di più ma il pensiero di formare un gruppo punk è un passo troppo grosso per voi, non temete, ora avete una terza opzione. Questo disco suona un po’ come un incontro nel backstage di un festival fra The Fratellis e gli Anti-Flag: “Ah, eem, avete un gruppo anche voi quindi?”

JAIMIE HODGSON

ELECTRIC WIZARD
Witchcult Today
Rise Above

Gli Electric Wizard non saranno proprio i Sabbath di Londra, ma sono la cosa più vicina che c’è e quindi è bello che ogni tanto facciano un disco per ricordare al mondo che esistono ancora.

FRUITY MCGINTY

DIRTY MONEY
No Escaping This
Dead & Gone

A quanto pare Liverpool offre altro, oltre ai festival delle lacrime ai quali ci ha abituato—anzi, sembra che siano anche capace a fare gli arrabbiati. I Dirty Money, a dispetto del terribile nome, sembra che sappiano il fatto loro in quanto a rabbia. Immaginatevi Ray Cappo rapito, e al suo posto un gruppetto di figli di minatori lasciati senza lavoro dalla Thatcher che odiano tutti, e ci sarete quasi.

GIANNI MORTANDI

TALIBAM!
Ordination of the Globetrotting Conscripts
AZD

Questa o è la più gioiosa, divertente stranezza noise dai tempi di Vision Creation Newsun, o è un gran casino che suona come Ornette Coleman che dirige la Magic Band mentre suona i sassofoni col culo come quei tipi dei cartoni dei Monty Python. Qualunque cosa sia, spacca.

CANARY DWARF

ENTER SHIKARI
The Zone
Ambush Reality

Se vi state ancora chiedendo perché i fan dell’hardcore sono così ossessionati con i sell-out, dovreste ricordarvi che ogni due per tre arrivano dei ragazzini che aggiungono a quel suono due beats dance e due testi del cazzo e volano dritti ai primi posti delle classifiche. L’esistenza degli Enter Shikari significa che non potrai mai più andare a un concerto punk senza guardarti intorno sospettoso, chiedendoti se c’è qualcuno che in passato portava i lacci fluorescenti.

LUIGI PATERZONI

THE WARLOCKS
Heavy Deavy Skull Lover
Tee Pee

Avete letto il titolo di questo album? Non me ne frega niente se è sulla Tee Pee. Da quando essere una fotocopia fattona dei BRMC ti può rendere in qualche modo presentabile? Uno dei Klaxons una volta mi ha detto che quello che vediamo nelle bottiglie di Jack Daniel’s sul palco dei BRMC è succo di mela.

THANDIE NEUTRON

LENTO
Earthen
Supernaturalcat

Questo è uno dei dischi italiani più belli dell'anno, un incrocio pesante e lugubre tra Earth e Godspeed ma condito con riff belli carnosi. Ma toglietemi un dubbio. Come mai ci sono così pochi musicisti italiani che fanno musica intelligente e allo stesso tempo anche divertente e inclusiva? Di preciso non lo so, ma ha qualcosa a che fare con Dario Fo e Cristina Comencini cha fanno tristi battute su Lenin a un comizio sul precariato.

TANO SMELL





BOBB TRIMBLE
Iron Curtain Innocence
Secretly Canadian

Poteva questo gioiello perduto essere meglio di così? Nessuno lo sa, sulla copertina c’è il figlio di Arthur Lee e Tim Buckley che ti sorride con una chitarra in una mano e un mitra nell’ altra e praticamente dietro c’è scritto: “Cari John, Paul, George e Ringo, se faccio il bravo ragazzo e mi impegno tanto, potrei un giorno forse essere il quinto Beatle? Il vostro amico, Bobb”.

JUNIOR KNIGHT

RADIOHEAD
In Rainbows
Self-released

Volevo vomitare su tutta questa patetica operazione di online marketing, ma poi l’ho preso da un CD-R di un amico, e quindi che fare? Dopo tre dischi assolutamente pretenziosi al limite dell’insofferenza, questo è un gradito ritorno a quel tipo di canzoni godibili, grandi ed espansive, fatte di arrangiamenti, testi e ritornelli. E’ tipo The Bends più tutta quella roba strana che è venuta dopo, ma senza la noia. Sembra che l’imitatore di Aphex Twin che si era infilato su per il culo di Thom Yorke dopo OK Computer abbia finalmente desistito e sia morto.

TIM SMALL

MOVING UNITS
Hexes for Exes
Metropolis

La festa punk-funk era già praticamente finita nel 2003. Ora fa talmente schifo che addirittura il cantante-saltellante-su-e-giù dei !!! ci ha rinunciato. Che possibilità, quindi, per questi ragazzi? Nel loro disco precedente avevano due canzoni valide e, in questo, manco quelle. Si, è vero, sempre meglio dei Foals, ma nulla di più.

GRANT MITCHELL

FOG
Ditherer
Lex Music

Non male a dire il vero. L’ unica cosa che vagamente mi ricordo del precedente disco è che pensavo che Fog fosse una persona sola. E non ero l’unico a pensarlo. Ora il progetto di Andrew Boder si palesa ufficialmente come gruppo con, oltre a Boder, Marck Erickson e Tim Glenn. Un sacco di ospiti celebri (Andrew Bird, Alan Sparhawk and Mimi Parker of Low fra gli altri) fanno sì che questo disco rientri nella categoria “siamo americani ma ci piace l’Europa, ci piace l’ indie quello classico ma anche la sperimentazione non ci dispiace e un paio di anni fa trovavamo fin interessante un certo tipo di hip hop”.

JOHNNY GIONNI

YEASAYER
All Hour Cymbals
We Are Free

Gli Yeasayer sono quattro pacifisti di Brooklyn che vi renderano molto felici. Come i Gang Gang Dance o i Fleetwood Mac o i vecchietti sul tram che dicono le cose razziste, ma con più pezzi in scala maggiore, cori, e canzoni psichedeliche sulla fine del mondo.

DWAYNE BRAVO

THE ROYAL WE
S/T
Domino

C’è mai stato a memoria d’uomo un momento storico in cui Glasgow non ha prodotto indie pop sensibile di primissimo ordine? Questi ragazzi hanno tutto ciò che si può volere da una band del genere. Hanno trasformato la sdolcinatezza in una scienza, e hanno dei ritornelli carinissimi e degli sprazzi di violini da scuola superiore. Dio li benedica.

AL EATON

LEO MINOR
You Can’t Drag Me Down
Platinum Soul

Ti ricordi di quando il tuo zio hippy si è presentato alla tua festa di compleanno nella sua t-shirt attillatissima e si è messo a fare il karaoke con le canzoni di David Bowie sui pezzi jungle che stava mettendo il tuo amico dj? No? Non preoccuparti. Eccoti un ottimo promemoria.

AFRO DAN

SIX ORGANS OF ADMITTANCE
Shelter From the Ash
Drag City

Ben Chasny è diventato l’anti-Banhart. A ogni servizio fotografico con Devendra vestito da danzatore del ventre, Ben se ne esce come un Jack Bauer free-folk, dal nulla, con un altro fantastico disco di trip onirici tra mondi elettro-acustici che mettono tutte le cose a posto e riescono a farci passare la voglia di uccidere gli hippy a vista.

LEROY JOHNSON





OREN AMBARACHI
In the Pendulum’s Embrace
Touch

L’unico australiano a essere mai stato in compagnia dei Sunn O))) rutta fuori tre pezzi drone lentissimi che non vanno da nessuna parte. Che è proprio dove volevano andare fin dall’inizio, quindi, ok, missione compiuta.

LASZLO KOVACS

CHARALAMBIDES
Likeness
Kranky

Mi sento un po’ in ritardo alla festa per i Charalamides con questa uscita, dato che vanno dal ’91, e che possono essere tranquillamente etichettati come i veri fautori del movimento psych freak-folk americano, ma chissene. Anche con la magia di internet, non si può sapere tutto. Questo è quasi il 25simo disco per Tom e Christina Carter, ed è dark e strano e dolce, un mix vagamente minaccioso di Neu, Ariel di Kate Bush, Livonia dei His Name Is Alive e l’ingegneria sonora di David Lynch. Peso.

VAL PAUL ICELLA

PAIN JERK / INCAPACITANTS
Live at the No Fun Fest 2007
No Fun

Ho tre muratori polacchi che mi stanno rifacendo la cantina in questo periodo e stanno buttando giù dei muri inutili, e di tutti i dischi che ho ascoltato oggi questo è l’unico che è riuscito a ovattare il loro incessante martellamento. E la manopola del volume non era neanche a metà. In breve: alcune leggende giapponesi del noise hanno devastato un festival a New York e questa ne è la documentazione con tanto di foto e testi d’accompagnamento.

MISSY MERLOT

MOOKEN & KESWICKELMON
Ono Achew!
Ono

Fare un cd mixato non è mai facile. A meno che tu non abbia un concept grandioso tipo Villalobos e riesca a mixare tutti pezzi mai sentiti prima, è logico che il tuo mix per brillare deve contemplare una selezione che nell’insieme sia migliore dei singoli brani. Wow. Questo è proprio quel caso. Scommetto un milione che non sentirai mai da nessuna parte gli Human League mischiati con successo con Terry Riley e Maurizio.

SYRUP DAVIES

HEALTH
S/T
Lovepump United

Gli Health da Los Angeles fanno noise incredibilmente piacevole. Com’è possibile una cosa così? Non lo so, a dire il vero. Beh, ok, ci proverò. Primo, la batteria è incredibile. E’ proprio li davanti a te che urla, “Ehi, ti ricordi della batteria? Ti ero dimenticato della magia creata dalle batterie vere, eh? Ha!” Poi ci sono delle urla al tempo giusto, e dei canti, e dei crescendo e poi momenti di pace e poi momenti ballabili e poi tutto fa “WAAAGH!” di nuovo. Cosa sta succedendo a Los Angeles di recente? Questi, poi i No Age, i Mika Miko, gli Abe Vigoda. Sono tipo i nostri quattro gruppi preferiti del momento, e vengono tutti da LA.

JOJO MAHONEY

V/A
Otherness
Sonic Art Network

David Cotner (guardate la posta di Vice), è forse il più grosso esperto di art-noise sperimentale e concettuale che ci sia al mondo (forse). Non ho idea di dove recuperi tutta questa roba, ma qui ha curato un Cd di 25 canzoni più booklet e dentro c’è roba mai sentita prima di band mai sentite prima ed è pieno di cose misteriose e affascinanti. I nomi più divertenti dei gruppi sono Dissonant Elephant, Ecclesiastical Scaffolding, the Mystical Unionists e Lovely Midget. Quelli di cui forse potete aver già sentito parlare sono… hmmm... vediamo… forse Karlheinz Stockhausen e i Faust? I Faust sono di gran lunga i ragazzi più normali e più rock del gruppo. C’è pure un pezzo del batterista dei Napalm Death in cui non ci sono batterie (ma non c’è quasi nient’altro a dire il vero) e un carinissimo pezzo di piano di Lee Ranaldo mischiato con annunci delle stazioni della metro giapponese. Ah, e c’è un pezzo dell’artista Michael Prime che consiste in “suoni bioattivi di funghi mischiati col movimento di gente in una stanza.” Se siete annoiati dalla musica normale (e dai, chi non lo è?), questo non vi farà annoiare. Considerate il fatto che la parola “musica” potrebbe, con questo disco, iniziare a significare qualcosa di nuovo. Ma ve lo immaginate?

KELLY AMES

COMMENTI










French Canadian girls with a bit of dark hair on their lip is kind of hot, but Jesus Fucking Christ lady, you look like Joe Coleman. No wonder you’re not allowed to vote.
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Guy, if you're really dying to know what it feels like at the center of all that bronzer and cheekbone, I've got a freshly used waffle iron you're more than welcome to stop by and press your face into.
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