Foto di Aaron Brown







re anni fa ho passato l’inverno peggiore della mia vita. Ero perennemente depresso e attaccato al walkman, e mi mettevo sempre gli stessi vestiti. Ascoltavo solamente musica che mi piaceva ai tempi delle superiori, siccome quello è l’unico periodo in cui mi ricordo di essermi sentito ugualmente male. Ascoltavo solo Dinosaur Jr., Unrest, Morrissey, e, stranamente, gli N.W.A. Durante quel periodo mi è capitato di sentire il secondo album di Cass McCombs, PREfection, il quale si incastrò perfettamente all’interno dell’enorme squarcio che la più drammatica disperazione aveva creato nella mia testa—tutto quel malessere d’animo, quell’energia soffocata, e la totale mancanza di vergogna. Quella sua voce che scivolava con la grazia e il fruscìo gentile di un nastro che si scioglie, leggero. Quelle chitarre che suonavano come la melodia perfetta di un disco degli Smiths ereditato da una sorella maggiore. Dai, cose così. Mi ci vollero mesi di ascolti ripetuti, ma quelle canzoni mi tirarono fuori dall’ombra che avevo in testa. Come per delineare la fine di quel periodo buio, sono andato a vedere Cass dal vivo un paio di mesi più tardi, era una bella giornata estiva di sole. Il suo gruppo suonava versioni acustiche di vecchi pezzi tratti da PREfection, dal suo album di debutto, A, e un paio di pezzi nuovi. E poi mi è successa una cosa orribile. Sono di colpo diventato ingordo. Ho immaginato che il fatto che facesse dei nuovi pezzi stesse a significare che ci sarebbe stato un nuovo album, magari soltanto dopo pochi mesi. Continuavo a sentire voci sull’uscita di questo nuovo album, ma il tempo continuava a passare. Ho fatto delle ricerche su internet per capire se qualcuno sapesse qualcosa su nuove registrazioni o nuovi live di Cass. Lo sapete che ci sono i “prediletti dai critici?” Voglio dire, come mai tutti i recensori amano i Velvet Underground ma la gente normale no? Scopro quindi che Cass è ancora più ricercato. E’ il preferito dei cantautori. Tutto quello che sono riuscito a trovare online sono testimonianze di altri musicisti—di gruppi come i Les Savy Fav, Grizzly Bear, Destroyer e gli Shins—e tutti adoravano PREfection allo stesso modo in cui facevo io. Ora finalmente possiedo il suo terzo Lp, Dropping the Writ, che è costruito sulle basi di tutto ciò che ho sempre amato di PREfection. Ma mentre PREfection è una registrazione live in studio, Dropping the Writ è un album molto ben arrangiato. Ogni suono sta esattamente dove dovrebbe stare, con un’attenzione quasi maniacale. I pezzi sono così diretti che ti sembra che lui sia nella tua stessa stanza, e ti stia cantando nell’orecchio. Nuovamente ingordo, c’erano così tante cose che desideravo conoscere su Cass e il suo nuovo album. Solitamente lui non rilascia interviste, ma la mia anima era così candida, che mi ha comunque voluto dire alcune cose.

Vice: Non riesco a smettere di pensare a quanto spaventosa fosse, “I went to the hospital” dal primo album, ma non ritrovo un carico di intensità simile sul nuovo album. Dov’è finito quel buio? Sembra quasi che ti sia capitato qualcosa che ti abbia cambiato. Ti senti di aver superato quella fase? Sei felice ora?

Cass McCombs:
Nah, non mi sono ancora lasciato nulla alle spalle. Non sarebbe realistico. Ma sto cercando di imparare qualcosa dagli eventi sfortunati del passato. Che io sia felice, non direi. Sono un po’ più vecchio e il gioco si è fatto più pesante. La negatività sarebbe la via d’uscita più facile. Quando guardo indietro ai vecchi pezzi e cerco il significato di quei testi, non sempre lo trovo.

E’ questo il motivo che ti spinge a reinventarti alcuni pezzi dal vivo?

Se guardi alle canzoni ad un livello puramente musicale e le esegui senza dargli un senso, le riduci a semplice intrattenimento. Mentre reinterpretarle è parte di un processo creativo, ti faccio un esempio, magari durante le prove faccio una versione di un vecchio pezzo alla Bill Monroe. Ci gioco, mi diverto, e poi qualcuno dice, “No, seriamente, facciamola così.”

Ci sono pezzi a cui ti dedichi particolarmente, o tutti sono aperti al cambiamento?

Io sono aperto. Non sono così pignolo su come una cosa deve suonare. Davvero, suonare live è come fare una cover di te stesso. La ripetizione di uno stesso pezzo ogni sera tende alla caricatura. E in ogni cover escono fuori nuove cose che non erano presenti nella versione originale dell’artista. Credo che quasi tutti dovrebbero fare delle cover. E’ una forma artistica che sta morendo.

Ti sei trasferito da LA a Chicago, giusto?

Sì, mi sono trasferito qui più o meno un mese fa.

E ti piace?

Molto, ieri stavo facendo un giro in bici all’incrocio tra la Milwaukee e la Western e ho visto un frontale tra un carro attrezzi e una berlina, e io ero solo a due metri di distanza.

Ahia. Qual è il tuo posto preferito?

Non saprei. Mi piacciono tutti.


CONTINUED:
L’UOMO DEL MISTERO
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