| David Thewlis interpreta Johnny nel capolavoro di Mike Leigh, Naked (1993) |
Hai esperienze di scrittura, ma anche di improvvisazione.
Per me i dialoghi sono la parte più facile, perché sono come delle improvvisazioniimprovvisazioni con me stesso. Prendo una conversazione tra Hector e sua madre che deve parlare di A, B, e C e la lascio vagare per tipo 20 pagine di taccuino senza freni, poi ci rimetto mano in seguito e taglio pagine intere di quello che non era interessante o divertente o importante per la storia.
Molti dei dialoghi di Naked erano improvvisati…
Già.
Quel personaggio è in qualche modo una tua invenzione?
Voglio che sia chiaro che questo libro è legato a Naked, molto più che a qualsiasi altra cosa che ho fatto. Sono sicuro che non avrei scritto questo libro se non avessi fatto Naked. Fare quel film mi ha fatto capire che potevo scrivere qualcosa di importante. Mike Leigh mi ha dato l’opportunità e il contesto per incanalare un sacco di idee che magari avevo per la testa da anni, e dare loro dei contorni precisi, cui lui poi ha dato una struttura e dei personaggi che le incarnassero.
Il libro è davvero parente stretto del film.
Mike è stata la prima persona a suggerirmi di scrivere un romanzo. Pensava che fosse quello il mio futuro, piuttosto che fare film come regista. E infatti ci ho provato, ma mi manca la passione. Quello che ho sempre voluto fare è lo scrittore di racconti e romanzi. Anche prima di voler diventare un attore era quella la mia ambizione. Mike mi ha aiutato a trovare la convinzione di esserne capace.
C’è un filo di misantropia che unisce il tuo libro e il tuo personaggio in Naked.
C’è uno sviluppo naturale. Credo che il libro sia più divertente di Nakedanche se Naked è piuttosto divertente. Molta gente non la pensa così. Mi fanno, “Ma che vuoi dire? Non lo trovo affatto divertente”. Ma io faccio, “Ci sono delle ottime gag in Naked!” Doveva essere una comicità nera ovviamenteforse più nera che comicità.

Mi è piaciuto leggere il libro anche perché nel corso della lettura la tua percezione di Hector cambia. All’inizio ti identifichi con lui, poi gradualmente ti rendi conto che sta diventando una persona disgustosa. Da dove hai tratto l’ispirazione per questo tizio?
E’ un misto di diverse persone che conosco. In parte sono io, ovviamente. Ma solo in parte. In un certo senso io assomiglio di più al suo migliore amico Lenny. Il loro rapporto è liberamente ispirato ad alcune mie esperienze con amici che non hanno gradito il mio successo. Quando ho fatto Naked, per esempio, ho cominciato a ricevere offerte da Hollywood, sono finito a fare la vita che più o meno faccio adesso, incontrare quelli che contano da queste parti e poi tornare in Inghilterra e raccontare in giro qualche storia strana che mi era capitata a Los Angeles. Un sacco di gente mi faceva, “Wow, ma è fantastico, cazzo, è incredibile, dev’essere davvero un’esperienza pazzesca”. Ma altri invece non l’hanno presa bene. E quindi nel libro io sono un po’ come il personaggio di Lenny che è appena tornato dall’America e parla di nomi grossi e del suo successo e tutti gli scattano delle foto e lo riconoscono in pubblico. Quella è stata la mia esperienza. Ho avuto un amico invidioso accanto, ed Hector è basato su di lui.
Quindi questi personaggi sono basati su persone reali.
Sì. Come ti dicevo quando lavori con Mike Leigh ti capita di basare un personaggio su una persona che conosci davvero. E mi sono davvero divertito a creare un personaggio triste come Hector. [Ride] Al tempo stesso mi sono impegnato per mantenerlo simpatico per certi aspetti, non volevo allontanarmi troppo dal lettore. Non volevo che la gente facesse, “Dio santo, non voglio neanche sapere come va a finire la vita di questo tizio, è troppo uno stronzo”. Volevo renderlo un fallimento completo di persona, così da suscitare il desiderio di vederlo in crisi da una parte, ma anche fare in modo che avesse dei lati carini. Anche se a volte è diabolico, comunque vuole bene a sua madre e suo padre e ama la sua ragazza.
Ma è veramente un casinista. Ti viene voglia di prenderlo a schiaffi e dirgli, “Riprenditi cazzo!”
Prende sempre le decisioni sbagliate. Pensavo sarebbe stato interessante creare un personaggio che fa sempre la cosa sbagliata. Volevo che sbagliasse una, due, tre volte, e vedere dove questi errori lo portavano.
Il ritmo della sua caduta, e anche lo stesso ritmo della tua scrittura sembrano davvero accelerare verso la fine del libro. Il crescendo è piuttosto scioccante.
Volevo che ci fosse un’accelerazione improvvisa verso la fine. Non volevo che la gente si trovasse ad aspettare, una volta che il meccanismo si era avviato. Mentre scrivevo, quando la storia comincia a diventare davvero nera, dopo le prime due morti, ho cominciato a pensare che stavo esagerando. Ma poi ho pensato, beh, forse dovrei solo ammazzare tutti! Ho pensato a Shakespeare. Lui lo faceva tutte le volte e nessuno diceva nulla. Pensa alla fine di Amleto. Uccide 15 persone!
INTERVISTA DI JESSE PEARSON
DAVID THEWLIS E LA SUA DIVERTENTE, DISPERATA NARRATIVA | 1 | 2 | 3 |