Foto di Dan Monick






Il libro è ambientato nella scena artistica inglese degli ultimi anni. Fai il nome di gente come Tracey Emin e Damien Hirst.

Era un’alternativa possibile rispetto all’idea di ambientarlo nel mondo del cinema. Non volevo seguire quel percorso lì. Non volevo finire a fare l’attore che scrive di cinema e di recitazione, ma c’erano alcune cose di cui volevo parlare sul tema della celebrità e delle rivalità—cose che ho provato nella mia carriera. Pensavo che ambientarlo nel mondo dell’arte che amo avrebbe reso il libro più efficace dal punto di vista visivo, e divertente da seguire. Vado sempre alle inaugurazioni della mostre in Inghilterra, o dovunque mi trovi in quel momento. Ora sono a Los Angeles e cerco di vedere tutte le mostre e visitare tutte le gallerie.

Allora ho pensato che poteva essere logico scrivere un libro che avesse a che fare con il cinema, ma alla fine mi interessava di più parlare dell’arte. Vorrei evitare di essere visto come un attore che ha scritto un romanzo, vorrei che il libro fosse giudicato per quello che vale.

Se avessi scelto il mondo del cinema come sfondo molti leggendo il libro si sarebbero chiesti quali parti fossero autobiografiche e quali no.

Se l’avessi scritto in prima persona e il narratore fosse stato un attore, la gente avrebbe dato per scontato che si parlava della mia vita, anche se non avessi usato niente di autobiografico. Invece in questo libro gli elementi autobiografici scompaiono dopo i primi due capitoli. Niente di quello che succede da lì in poi mi è davvero successo. Non sono mai stato così pazzo.

Hai scritto molte poesie, ma la narrativa è una bella fatica. E’ stato difficile scrivere un romanzo?

La cosa più difficile è stata trovare la struttura, allora come in questi ultimi giorni: sto cominciando il mio secondo libro. Avere una trama solida e sapere cosa fare, invece che semplicemente procedere nel vuoto e rappresentarsi lì in un angolino, è molto importante. Sapere dall’inizio quello che stai cercando di dire aiuta molto, e sin dall’inizio sapevo come sarebbe andato a finire questo libro. Sapevo che la storia sarebbe finita con la violenza, perché era una cosa che mi interessava.

Che tipo di violenza ti interessa?

Quella delle persone che arrivano ad una crisi tale nella loro vita che commettono crimini come sparare a caso sulla gente—quei casi mi hanno sempre affascinato. Ogni volta che sento qualcosa del genere in tv cattura la mia attenzione. Come può una persona perdere la ragione fino ad arrivare non solo ad uccidersi o ad uccidere un’altra persona, ma ad ammazzare degli sconosciuti, a caso?

Quando hai cominciato a scrivere il romanzo avevi in testa una filosofia di vita o un argomento, o hai pensato più che altro alla storia lasciando che il quadro venisse fuori da solo?

La storia è stata la cosa più importante. Non volevo avere un tema, se non quello di esplorare l’essenza dell’invidia, della gelosia, delle rivalità, e il furto di lavoro creativo. Dal punto di vista etico…

Non mi sembra un libro molto etico!

Sì, non credo ci sia una morale forte alla fine del libro. La storia parla di un personaggio amorale—un personaggio egoista e autoreferenziale. Un mostro, alla fine.

Ma il libro è anche divertente.

Ho sempre voluto che fosse una commedia in un certo senso, anche se doveva essere una commedia molto nera. Mi sarei annoiato molto a scrivere una storia del genere in tono serio. Ma non volevo nemmeno una serie di episodi da farsa. Volevo indagare un qualcosa di molto oscuro, e psicologicamente inquietante, usando il ridicolo.

E’ molto divertente.

Ho sempre avuto la tendenza a scrivere cose divertenti, ma non sopporterei l’idea di scrivere una sitcom o semplicemente una serie di battute e di gag spensierate. Volevo parlare di cose profonde usando la comicità.

Per me la parte più efficace del libro sono i dialoghi, soprattutto i monologhi interiori di Hector. E’ stata la tua esperienza di attore a permetterti di scrivere dei dialoghi così?

Sì, penso di sì. Ovviamente io recito dialoghi in continuazione, ma mi trovo spesso anche a leggere sceneggiature—che a volte hanno dialoghi pessimi. Ti capita spesso di ricevere delle sceneggiature con un buon soggetto, ma il dialogo lascia a desiderare. Allora mi trovo sul set e provo a cambiare i dialoghi. Un sacco di autori del cinema, credo, non rileggono ad alta voce quello che scrivono. Non si rendono conto che quello che scrivono non può essere interpretato, e non suona come parla la gente nella realtà.


CONTINUED:
DAVID THEWLIS E LA SUA DIVERTENTE, DISPERATA NARRATIVA
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COMMENTI










Fuck me, somebody throw her in a bullring before my eyes fall out from all the clashing.
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Newsflash to the single guys who pay for festival tickets as soon as they’re announced.The devil finally made a rape kit you can fit in your back pocket!
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