Vice: Questo racconto sembra molto autobiografico.
John Stoltenberg (vedovo della Dworkin): Andrea viveva ad Amsterdam, dove era sposata con un radicale anarchico che iniziò a picchiarla ferocemente, ma lei riuscì a scappare da quella vita con letteralmente solo i vestiti che aveva indosso. Riuscì a tornare in America e portare i suoi due cani. Uno si chamava Velvet e l’altro si chiamava Gringo. In qualche modo, Andrea riuscì a spedire i suoi due cani in America e a portarli a vivere con sè, ma dato che aveva pochissimi soldi non poteva mantenerli entrambi. Diede Velvet in adozione. Fu uno dei più grossi rimpianti nella vita di Andrea. Era ossessionata dal fatto che non riuscì a prendersi cura di quel cane. Penso che iniziò a scrivere questo romanzo per metabolizzare l’esperienza dell’aver abbandonato un cane col quale si identificava chiaramente, anche perchè avevano entrambi vissuto nell’ambiente brutale creato da quell’uomo sadico.
ono mezza morta perchè il dolore mi ha quasi uccisa. Sono diventata spazzatura. Ci fu il giorno che colpii la mia cagna. Passai dall’altro lato. Passai al lato degli assassini anche se ero piena di paura. Dentro, solo spazzatura. Diventai immondizia. Cosa avrei potuto fare se non riuscivo a toccarla senza farla sanguinare. Lui mi aveva contaminata, ero avvelenata dentro, mi ero avvicinata alla morte coperta di vermi. Non avevo mai creduto di riuscire a farlo ed invece ero lì, i suoi occhi disperati semi chiusi, guardando me, il diavolo. Tremai. Ero una specie di albero di veleno. Non ero mai stata così vicina al suicidio perchè colpirla era come insultare ogni singola parte di me. Non capisco come facciano gli uomini a farlo in continuazione. Lo feci in continuazione. Aveva così tanta paura di me e mi amava. La cosa peggiore era che mi amava. Sono andata giù dalle parti del fiume. La portai con me. Ci sedemmo e guardammo l’acqua scorrere senza muoversi.
Era piccola per la sua razza. Quando si sedeva, il suo lato interno faceva un semi cerchio, il sottopancia un colore grigiastro e bianco, vulnerabile, esposta. Ma risalendo il suo corpo diventava sempre più scuro e il suo bordo disegnava una riga contro il cielo. Era un mondo, una semplice riga che creava un universo come se non ci fosse altro. Ci potevano essere cose ovunque, l’erba frusciante al vento, la pioggia battente, le colline testarde e immobili, lattine e proiettili e uomini, molti uomini, e lei comunque era tutto e tutti. Ci poteva essere un paesaggio con pennelate minuscole e selvagge e lei era l’unità, l’atto di grazia, la bellezza. Nessuno sa abbastanza per dire come facciano a portare il sublime sulla terra, ma con lei non c’era niente da indovinare. Era una delle più grandi artiste prima della modernità, un’affermazione disperata.
Era piccola per la sua razza. Aveva un cerchio al suo centro. C’era uno spazio rotondo e vuoto nel suo mezzo. Era tenero, era semplice, era vuoto, e poi il suo corpo spingeva fino in alto, un bordo, una riga, contro il cielo, contro la montagna o collina o paesaggio, un paesaggio piatto a colori, e si sedeva. Si sedeva. La sua testa non si muoveva per niente. La testa aveva dignità, bellezza, e un profilo che non mostrava l’età ma mostrava il tempo. Stava seduta, ferma.
Era piccola, non minuta o elegante, una testa fatta di qualcosa come il cristallo o l’argilla anche se era carne e ossa. I suoi occhi erano tristi perchè mi ero girata verso di lei e le avevo fatto male. I suoi occhi erano marroni con una tinta verde ed erano pieni di sconforto. Era giovane ma la sofferenza l’aveva invecchiata. Non mi ricordo quando cominciò ma solo che era cominciata; lui mi aveva colpita, io avevo colpito lei, solo che non può essere così semplice. Avevo paura di lui, che sarebbe tornato e ci sarebbe stata della merda sul pavimento o qualche altro enorme errore commesso da lei ma io ne avrei preso la colpa e il suo pugno mi avrebbe trovata. Non c’è ragione. Quello che ricordo è che la picchiai e il suo corpo collassò verso l’interno e i suoi occhi guardarono in alto e intorno a sé come per cercare cosa esattamente fosse sbagliato al mondo all’improvviso, che cosa disgustosa avessi fatto o perchè, da dove veniva il dolore, perchè il giorno si fosse aperto in due, perchè. Io avevo la stessa reazione verso di lui, perchè. Ma per me era peggio perchè io capivo, qualcuno mi aveva fatto del male e sapevo che era una catastrofe. L’unica ragione è che ero pronta a morire perchè non ce la facevo più e magari neanche lei, penso che neanche lei ce la facesse. Io non avevo la sua grazia o la sua bellezza. Ero solo qualcuno, una persona, tremante, impaurita. Mi mettevo vestiti per coprire i lividi, nascondevo i segni che lui mi aveva fatto addosso, ero solo un essere umano fottutamente disgustoso, non qualcuno di importante o speciale, non qualcuno che si distinguesse o si alzasse dalla massa. Non c’era niente di buono in me. Strisciavo per il pavimento mentre lui mi inseguiva, con un giornale o una cintura nella mano. Ero solo una persona, in termini umani, nessuno. Lei aveva un intero mondo a circondare il suo corpo come se fosse uno sfondo. Lei esisteva e tutto il resto era sfondo. Non ho mai voluto essere importante. Non mi meritavo alcuna attenzione, neanche la sua. Ero taciturna e senza qualità particolari. Mentre lei aveva una dignità che includeva decisione e quiete. Quando gli uomini scrivevano dell’esistenzialismo parlavano di lei e del suo modo di vivere, ne sono sicura. Io avevo una sensazione di essere immondizia e niente, non il sole o la luna, poteva cancellarla o renderla meno disperata. Strisciava, senza mai sapere che fare. Ero una persona stupida, nessuno. Ero senza passione e non avevo quella che certe signore chiamano rispetto di se stesse, ma tanto cos’è? Voglio andare in una capanna a vivere fino alla morte e nessuno riusciva a convincermi altrimenti perchè ci sono capelli e occhi e li usi sugli uomini e tutte le altre parti del corpo ma è tutta immondizia, pensare che tu ne possa prendere uno o averne uno, un talento o una personalità, è più facile esserne una, il pezzo di qualcun’altro. Quando la picchiai volevo che si aprisse il pavimento e che mi portasse sotto dentro di se e penso che sia giusto o almeno giusto quanto basta. Ero un frutto schiacciato o qualcos’altro di schiacciato e non aveva niente a che fare con non schiacciarmi, mi schiacciavano dappertutto ma la tragedia era lei perchè la vita era in lei. Non ho mai amato nessuno così tanto. La presi con me quando scappai e nessuno ha mai provato così tanto a tenerla al sicuro ma non era al sicuro da me stessa e quindi come poteva avere un posto? Sono innamorata, penso, ma quanto posso amare questa cosa, è una cosa ancora di più di quanto lo sia io ma questo non è vero perchè io sono più una cosa di lei. Le avrei dato il mio cuore, la mia anima, tutti i miei soldi, tutte le mie cose, non avevo molto ma era tutto suo. Lasciali dire quello che vogliono ma ho un bisogno disperato del suo amore, di lei. Le ragazze diranno che ho amato un cane come se fosse qualcosa di sporco ma non l’ho mai toccata in un modo sbagliato a parte quando ero talmente corrotta che la colpii, e in quel caso il mio amore per lei non aveva valore.
Era piccola per la sua razza, ragion per cui la disprezzavo ma non la disprezzavo quindi perchè farle del male? Ci sono pitbull e altri cani cattivi e brutti che attaccano le persone ma lei era un cagnolino piccolo, che non doveva essere piccolo, un pastore tedesco, il cane dell’anti-semitismo, tranne che questo è un insulto per lei perchè non l’avrebbero mai usata per fare del male agli ebrei e io ho un amico in Sud Africa che è in galera e la polizia usava i pastori tedeschi per attaccare e fare paura ai prigionieri e io mi sarei uccisa prima di lasciarla diventare così, ma ci sono grandi cani rabbiosi che uccidono senza ragione, che farebbero una persona a pezzi, che gli strapperebbero il collo e gli tirerebbero via le braccia e lei non lo farebbe mai, solo che ha vissuto una vita tragica perchè gliel’ho data io, io le ho dato una vita tragica, io sono colpevole, non lei. Vedo persone che giocano con i loro cani a vorrei che lei avesse una vita dolce come quella ma non può averla per colpa mia, perchè non sono stata dolce con lei con una vita dolce e l’uomo con cui vivevo non era dolce nemmeno lui. Voleva un cane grande, un cane pericoloso, un cane aggressivo, un maestro dell’aggressione come lui stesso. Non era piccolo per la sua razza o carino o dolce, non aveva una vita dolce ma neanche la voleva. Era un cane grande, aggressivo e cattivo. Io ero niente ma lui non era niente. Come sono arrivata a questo? Le ragazze parlano di amore e cose del genere.
ANDREA DWORKIN
Vice: Quest’uomo era davvero così brutale?
John: Penso di si. Andrea una volta andò da una chiromante, che le disse che avrebbe avuto due storie molto importanti con due uomini alti e biondi, cioè il suo primo marito ed io. In termini di altezza, eravamo simili. Per i primi dieci anni che abbiamo passato insieme, non era strano per me entrare in camera da letto e trovarmi Andrea sveglia in un istante con una faccia terrorizzata: pensava che io fossi il suo primo marito. L’ho sempre considerato come il senso di memoria del suo corpo riguardo a una cosa talmente orribile che qualsiasi piccola cosa la poteva far scattare.
Molte donne hanno reagito alle esperienze estreme che Andrea ha vissuto, esprimendo sempre incredulità, “Com’è possibile che tutte queste brutte cose possano accadere a una persona sola?” Dall’altro punto di vista, però, ha molte lettrici che hanno vissuto esperienze anche peggiori.
Com’era Andrea di persona?
Molto dolce e divertente. Mi conosceva meglio di quanto io conosca me stesso.
If your kids have moved out and your wife no longer gives a shit what you have to say it’s time to tell them all to fuck off and start a new life as a really slutty Fleetwood Mac groupie with venereal warts.
Apparently European men have been getting it a little too easy for a little too long. Hey guy, go get yourself a conundrum or two and get back to us. You look like you’re still breast-fed.
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