DOS & DON'TS










Illustrazione di Milano Chow

Vice: Quando hai avuto l’idea di scrivere racconti molto corti?
Jocko:
La risposta più breve è che la mia amica Moni Mueller fa un programma radiofonico a Berlino, e una volta ha chiesto a un gruppo di autori un racconto di 200 parole sull’argomento, “Mercoledì, 3 PM.” Io ho scritto un racconto sui bambini dei miei vicini che giocavano nella piscina di fianco alla mia finestra, urlando “Marco Polo” a ripetizione con il furgoncino dei gelati che passava in sottofondo. Una cosa corta e dolce. Sei mesi dopo l’ho riletta e ho avuto un momento tipo eureka. Mi ha colpito: “Devo scrivere altri racconti così.” La risposta lunga combina la storia di Moni con una sensazione generale di disinteresse verso il “racconto” tradizionale, una noia di leggerne e di scriverne. Ci sono altre cose che affiorano come ispirazioni, come Mi Ricordo di Joe Brainard, Sam D’Alessandro, Eileen Myles, le liriche dei Minutemen e Flipper, e le poesie di mio padre negli anni ’50. Era una questione di economia delle parole, del raccontare una storia come la racconteresti parlando, del cercare di catturare la realtà senza essere logorroici.

Quanto ci metti a scriverne una?
Da cinque minuti a un’ora.




n memoria
Jenny era andata in piscina a prendere sua madre, che era molto eccitata: “Ho appena nuotato con un morto!” è stata la prima cosa che ci ha detto. Era una piscina a Francoforte, frequentata perlopiù da gente di una certa età che ci andava a passare i pomeriggi, non un posto serio dove fare le vasche. La gente era amichevole e formale in quel modo molto tedesco, nuotavano uno di fianco all’altra dandosi la mano in acqua. La madre di Jenny ci andava sempre e c’era un uomo che vedeva tutti i giorni, un vecchio gay con la parrucca che si vestiva fastidiosamente bene. Un nuotatore serio che faceva le sue vasche e salutava e dava la mano a tutti. Era lì, come di consueto, mentre la madre di Jenny nuotava tranquillamente, ma poi si accorse di una certa agitazione quindi smise di nuotare e notò il signore che veniva trascinato fuori dall’acqua e appoggiato sulla schiena sul bordo della piscina con un braccio nell’acqua. Un’altra donna smise di nuotare e la madre di Jenny le chiese, “Cosa sta succedendo?” e la donna rispose, “Ah, è morto, è morto di sicuro.” Con molta nonchalance. L’uomo stava lì, sdraiato, con il braccio che sprofondava nell’acqua sempre di più. I bagnini se n’erano andati a chiamare l’ambulanza ma era troppo tardi. Erano rimaste solo le due donne nella piscina quasi vuota, e il cadavere e adesso anche una sua gamba stava entrando in acqua. La madre di Jenny disse, “Morto, davvero, ne è sicura?” e l’altra signora disse, “Si, è morto davvero.” “Non dovremmo uscire dalla piscina dato che è morto?” e l’altra signora rispose, “La vita e la morte sono talmente vicine, cosa importa, lui se n’è andato e lo stanno venendo a prendere quindi perchè non continuiamo a nuotare?” Era appena stata in Messico e lì avevano un’apporoccio migliore verso la morte e il lutto. Per coincidenza, la madre di Jenny aveva vissuto in Messico quindi iniziarono a parlare del Messico e del Giorno Dei Morti e tutte quelle cose lì e diventarono quasi complici, nuotando lentamente, vicine, nella piscina con il morto sdraiato lì con un braccio nell’acqua e la sua gamba che affondava lentamente, diventando sempre più morto. Poi la madre di Jenny disse, “Sai, non è mai stato gentile con me e non mi ha mai salutato come faceva con gli altri ma nuotava tutti i giorni quindi come testamento alla sua memoria forse dovremmo continuare a nuotare.” E quindi continuarono a nuotare, un paio di vasche in più, in memoria del nuotatore morto.


uove techniche sessuali

Foto di Jaimie Warren
Io ed un mio amico eravamo in un bar con “Un Mezzogiorno E Mezzo Di Fuoco” che andava sulla TV sopra di noi. Appena dissi, “Hey, è LaVar Burton,” Cleavon Little fece “Aspetta, la tiro fuori” ma dato che non c’era volume non lo sentimmo, solo che il barista lo disse per lui e poi scoppiò in un risata fragorosa. Questa donna bionda che avevo visto limonare con un tipo e poi cadere nella sua macchina dicendo, “Quella sembra un’Audi” era rientrata e si avvicinò. “Ehi, mi sa che ti conosco. Dove lavori?” Quando le dissi dove, non era soddisfatta. “Dove vai la sera?” Ma anche questo non sembrava darle pace, e iniziò a insistere. “No, non è quello, io lo so di conoscerti.” Poi ha menzionato un bar di fianco a casa mia dove andavo spesso e lei era trionfale. “Già! Ti ricordo perfettamente. Io lavoravo dietro al bar.” Era molto felice di aver risolto il mistero. Poi comprò un shot di whiskey a noi e a lei, dicendo al barista che ero un tipo a posto perché andavo al bar dove lei lavorava. Disse di essere andata a fare un giro in un’Audi con un tipo con il quale usciva e che ora voleva tornare con lei. “Abbiamo parlato ma ora siamo solo amici,” ma dopo un paio di minuti le scivolò, “Gli ho lasciato toccarmi le tette in macchina, ma non mi piace più.” E noi, aspetta un attimo, avevi detto di avergli solo parlato. “Ok, abbiamo limonato un po’. Ha una Audi nuova e continuava a dire che ero bellissima e se volevo andare a casa sua. Ma sai com’è, facevamo gli scemi due anni fa, e stasera continuava a dire cose del tipo, ‘Vuoi vedere il mio cazzo, vero?’ e io ero tipo, ‘Ehi, aspetta, non puoi usare ste mosse nuove con una che ti scopavi due anni fa, non funziona’, tutt’a un tratto mi dice le porcate ma non lo faceva mai quando stavamo insieme. Non si può tirar fuori queste nuove tecniche sessuali dopo tutto questo tempo.” Io e il mio amico ridemmo e io dissi, “Allora, non avete solo parlato?” “Ok, gli ho fatto un pompino. E allora? Volevo farmi un giro nella sua Audi, ma non posso farmi tirare in mezzo da queste cose, sto cercando un marito. Tu sei sposato?” Quando le dissi che forse questo bar non era il posto migliore per trovarsi un marito, lei sospirò e disse vabbè è stato bello rivederti e se ne andò.

JOCKO WEYLAND