Illustrazione di Milano Chow


Vice: Com’eri da teenager?
Eileen:
Come molte ragazze, avevo una vita privata composta da Mad magazine, episodi di Ai Confini Della Realtà, romanzi di fantascienza, e una manciata di libri che sembravano intelligenti, come Il Mondo Nuovo. Poi sono andata al college e c’erano tutte queste persone fantastiche che parlavano di cose come “realtà” e “illusione.” Ero sconvolta.

Non avevi pensato a cose così serie prima?
Solo quando apparivano nei romanzi di fantascienza. O quando stavo sveglia con le mie amiche parlando di cose strane. Fantasy. Il paradiso e l’inferno e cose del genere.

Lo sconosciuto.
Si, assolutamente, lo sconosciuto.





ose è stata la prima. Capelli medio chiari su una montagnetta calda e giovane. Più avanti ho conosciuto un poeta di Boston, che viveva in un loft a Little Italy con una ragazza che faceva arte. La loro vita sembrava perfetta. E lei è stata la seconda- l’ho presa. Era tipo una saldatrice, anche se era piccola. Non piccola, ma snella. Non proprio magra, ma più o meno normale, e bella. Aveva un naso un po’ a becco, ma aveva dei seni bellissimi. Abbiamo iniziato come amiche. Ammirava i miei jeans a gamba dritta e le mie scarpe cinesi, se ne comprò un paio immediatamente. Quando penso alla nostra amicizia, stiamo camminando nella pioggia, bagnando le punte dei piedi nelle pozzanghere. Dopo che si lasciarono mi chiamò, silenziosa, dicendo che voleva stare con me. Non riuscivo a credere che poco dopo le stavo già togliendo i pantaloni sul mio letto. Le piaceva bere. Mi ricordo la sua faccia sorridente che guarda dentro a un bicchiere con due dita di whisky. Portava gli occhiali. Appena li toglieva mi arrapava. I cliti sono tutti diversi. Il suo era più grande. Molto gommoso, come un porno. Avevo visto una fica come la sua ma non da vicino. Era come un labbro verticale. Nel senso, come se avessi la testa proprio lì. Era come un tracciato labbroso, ma a dire il vero questo non è il suo clito, sto descrivendo le sue labbra, quelle che chiamavo da bambina le mie cicche. Le cicche di fuori. La sua era molto femmina non complicata e grande, una strada rossa che porta a un piccolo bottoncino gonfio. Continuavo a pensare che lei non potesse provare le stesse cose per me. E’ venuta qui per fare questo. Misi le mie due dita su quel punto e massaggiai. Sono sempre stata una masturbratrice imprevedibile, sprecando ore per niente. Diventare grossa, e poi dover finire nel dolore. Poi mi tocco per un secondo in un bagno pubblico (la biblioteca pubblica di New York è sempre perfetta) e le mura del mondo mi cadono intorno. Quindi stavo li, sfregando, spostando solo la parte gelatinosa, non il bottoncino proprio ma per come sta seduto li, non smette di muoversi. Lei emise un gemito. Quando guardava l’arte aveva un suono bambinesco, ma questo era un oh più profondo e maturo. Era una donna. Una ad una le donne che conoscevo che sembravano bambine, o uomini, o sconosciuti—quando tutti i muscoli si tendono e poi si rilassano, e dicevano oh era la voce più profonda che avessero. Come la stanza segreta dietro a tutti gli altri appartamenti ora connessi con il mio. Questo oh. Non ci avevo mai pensato, ma ci penso spesso ora, tutti i poeti uomini con i loro oh finti. Paragonati con questo così femminile e vero. E’ questo che gli uomini vorrebbero? O Brasile. O New York. O Poesia! Fammi solo venire come lei. Si arrabbiò. Puoi smettere. Voglio dire l’avevo quasi capito ma non ero sicura. Fra donne se si fa l’amore bisogna essere sicure. E piano piano finisce che ci abiti. Chi non baratterebbe l’essere pubblicate in una rivista di poesia di merda per questo. Chris aveva capelli neri e duri sulla fica. Diventavano più ispidi quando beveva tanto. Ho iniziato a pensare che la sua fica fosse un animale. Ci occupavamo della sua mantella. Avevo sempre voglia di farlo con lei, ma mi piaceva di più quando era tutta pulita e carina. Una donna si sentì dire dal sua amante di avere la gnocca grassa. Era vero, le sue labbra esterne erano cuscinose e grasse. Piene. Le sue labbra interne erano normali, regolari, e il suo clito era una piccola patatina rossa. Però faceva la guardia a una delle fiche più avide che avessi mai incontrato. Non la più grande, ma cazzo la più volenterosa, la più sportiva. Una volta me la scopai per dieci ore di fila. Ha vomitato e poi ha voluto continuare. Non mi lasciava mai dormire. Avevo le allucinazioni. Usavo una mano, poi l’altra. Un dito alla volta, poi in gruppo e poi tutta la mia fottuta mano, ancora e ancora. Ho usato il mio cazzo. Era un ragazzo bello grasso, senza fronzoli, che all’epoca sembrava corretto, un tipo bianco che appariva dalla patta della mia tuta, era un ragazzo di fattoria e quando lo sentì sbattacchiare fra le mie gambe mentre mi appoggiavo contro di lei davanti a un fuoco, i suoi occhi si accesero. Grazie al fuoco riuscì a vedere quella gloria. Mi disse che una volta finì in ospedale perchè aveva costretto il suo ragazzo a scoparla mentre lei era appesa fuori da una finestra al 23simo piano di un enorme palazzo residenziale a Manhattan. A quanto pare questa scopata ad alta intensità creò un grumo nelle mura della sua vagina e finì in ospedale dove le svelarono qualche cosa che era triste.


CONTINUED:
TAPPEZZERIA
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“And a-vun and a-two… Vay down in Louisiana, down in New Orleans, vay back up in the... Dance my arms faster, Rolf! In not so long ve vill have enuf money for a bag of Berlin’s finest heroin.”
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