Vice: Questa storia è scritta da un punto di vista piuttosto condannabile: un tipo razzista in un ufficio che è ossessionato da una sua collega nera. E’ brutale.
Neil: Si, è interessante. Questo tipo di cosa nasce molto dal momento, dal mio modo di lavorare come scrittore
Quindi non è nato da una idea già stabilita?
No. Scrivere cosa come questa per me è quasi un esperimento.
C’è mai stato un momento mentre scrivevi quando hai pensato, “Hmm. Questo è troppo”?
Per me, non c’è “troppo.” Voglio provocare il pubblico, ma solo nel miglior senso del termine.
Intendi dire che li vuoi stimolare a pensare.
Si, e questo pubblico include me, te, e i lettori. Voglio che la gente reagisca a questo tipo di cosa. Dai tempi di Nella Società Degli Uomini, sono interessato alle politiche interne d’ufficio e le dinamiche del potere. Questa storia è un elaborazione di tutto ciò.
to cagando nel cassetto della scrivania di L’Tesha Jackson da mesi oramai e non vedo ragione di smettere. Davvero. Vedete, è che è iniziato tutto come un piccolo scherzo che un mio amico mi ha convinto a fare, tutto lì. Una cosa così, una volta e basta. Sono rimasto al lavoro fino a tardi una seraniente di speciale, tutto molto normale, tante persone lo fanno ora che abbiamo tutti il regime a orari variabili (tanto vale che ci leghino alla scrivania)ho giochicchiato con il PC, ho fatto un po’ di archivio, mi sono preparato una tazza di zuppa nel microonde, etc., tutto mentre tenevo d’occhio gli altri, man mano che i ranghi si svuotavano (era un venerdì, quindi tutto in regola con l’arrivo del weekend). Verso le dieci quella sera, il posto era praticamente un cimitero. Ero rimasto solo da almeno un’ora e la luna brillava nell’ufficio attraverso le grandi finestre che danno sul parco dall’altra parte della strada. A ogni apparenza, sembrava una splendida nottata. Controllai tutti i cubicoli nascosti e tutti i bagnice ne sono due paia sul nostro pianoe poi mi misi in moto verso la sua scrivania. Ne aveva una vicina alla finestra che non mi sembrava giusto dato che era nuova; una raccomandata dal piano di sopra che si era presa un posto appena liberato sul quale molti di noi avevano messo gli occhi. In poco tempo era già pieno di foto dei suoi due figliè una “mamma single”, che sorpresafoto di riviste di cinema della varietà Denzel Washington/Will Smith/Jamie Foxx e un sacco di altre stronzate che vi farebbero girare la testa. C’erano anche due biglietti d’auguri di Kwanzaa (non sto scherzando!) con i colori super accesi e due palloncini mezzi sgonfi, rimasugli di una festa di compleanno che ci siamo trovati costretti a organizzarleha lo stesso compleanno di Diana Ross, ci ha fatto sapere in tutta fretta. Anche di Leonard Nimoy e del poeta Robert Frostho controllato su internetma non li ha manco menzionati, cosa che non mi ha affatto sorpreso. Ad ogni modo, era una nottata splendida, la sera del primo attacco; mi mossi velocemente verso la sua scrivania, slacciandomi la cintura Kenneth Cole e facendo cadere i pantaloni strada facendo. Poi aprii il primo cassetto dove teneva tutte le penne e matitedi fianco a una gomma di una organizzazione caritatevolee lasciai pendere il mio culo oltre il bordo di legno. Mi assicurai che cadesselo stronzo, dicoproprio sopra il suo nuovo righello e le sue pin e chiusi il cassetto alle mie spalle. La pila di feci era abbastanza sostanziosa e riuscii a farcela entrare tutta, e con una piccola pulizia tutto era tornato alla normalità dopo il fattaccio. Cinque secondi dopo mi rimisi a punto e sciabattài verso il bagno degli uomini per darmi una bella pulita al culo, cercando di non far toccare la mia camicia con le chiappe. Era tutto così veloce, semplice, e 40 minuti dopo ero già a casa a guardare la CNN.
Beh, ovviamente non finì così. Sarebbe anche finita lì, ve lo promettotutto l’affare è cominciato solo perchè aveva preso il posteggio che un mio amico alla sicurezza voleva per la sua vecchia Nova del ’74 ma lei non ne volle sentire dato che gliel’avevano assegnato all’assunzione ed era vicino all’ascensore e quindi non c’era da discutere, secondo lei. Ad essere onesti, il tipo le offrì pure dei soldi ma lei fece una gran sceneggiata, urlando col suo capo e dicendo che il “fratello” le stava dando fastidio. Dopo quell’incidente, appena luia proposito, si chiama Gary, il suo nome è “Gary”si coprì le spalle con un piccolo alibi a prova di scemo come quelli così comuni nei polizieschi in televisione, Gary mi chiese di fargli un piccolo favore e di cagarle nella scrivania per insegnarle una lezione. Avevo appena perso la scrivania con la finestra quindi non ci volle moltodue birre al bar all’angoloper convincermi ed iniziare a pianificare il lavoretto. Dopo, il lunedì che tornammo a lavorare, è stato, beh, come dire, abbastanza incredibile come è partita. Si, è vero, aveva una montagnetta di merda nel cassetto ma da come si comportava vi sareste immaginati che fosse su una spiaggia africana, a urlare agli schiavisti spagnoli colpevoli di portarle via i figli per mai più rivederli. Prima, c’è sempre la scopertache quella volta è stata magnifica, francamentee poi cade dalla sedia urlando a squarciagola (avete mai sentito una donna nera urlare?), tutto mentre ha i conati di vomito rischiando sempre di cadere dalle sue scarpe con il tacco, poi cade su un ginocchio, indicando la scrivania, con le lacrime che scorrono. Dio mio, è stato uno spettacolo. Ovviamente mi sono unito al coro di simpatizzanti, accarezzandole la schiena e scuotendo la testa, confondendo le tracce con ogni abbraccio e offerta di pulire il cassetto. L’ho fatto, in effetti. Ho preso tutto il cassetto dalla scrivania e l’ho portato fino allo scantinato. Il tutto avrà preso almeno 3 ore della mia giornatache non è malee poi siamo tutti dovuti andare dal nostro supervisore per ritracciare i nostri passi nell’ultimo giorno lavorativo (il Venerdì prima) con lei. E’ una vecchia donna grassa e impicciona che ha lavorato qui da noi per tipo 50 anni o un altro numero ridicolo e me ne potrebbe fregare di meno di ciò che pensa ma sono stato perfettamente gentile e ho inventato un paio di menzogne e sono tornato alla mia scrivania con tutto il tempo di dire “ciao” agli altri e andare a casa. L’Tesha è dovuta andare via a mezzogiorno, ovviamente, incapace di sopportare cosa le fosse successo e sentendosi male. E non ha dovuto nemmeno prendersi un giorno di riposo, perchè i tizi dell’Amministrazione si stavano senza dubbio preparando per una causa giudiziaria (cosa che non ha mai fatto, e di questo le devo dar credito). Se la compagnia le avesse offerto di patteggiare con buoni pasto probabilmente sarebbe stata un’altra storiasto solo scherzando, ho raccontato questo scherzo a un mio amico di un altro ufficio e ci abbiamo riso sopra a pranzoma non è ancora degenerata, per ora, in una situazione legale. Ed è forse per questo che continuo a farlo. Cagare nella sua scrivania, intendo.
Foto di Ben Ritter
Ora è diventata una vera e propria abitudine; e sono serio quando lo dico, perchè manco mi diverte più. Certo, fa ridere quando inciampa su un altro stronzosi è spostata in quattro nuove aree (e sono fiero di dirvi che la scrivania con la finestra è caduta nelle mani del vostro beneamato) ma L’Tesha continua a essere assillata da questo avvenimento costante. Credo onestamente che si sia convinta stia accadendo qualcosa di voodoo (sapete come sono queste persone) e ha fatto venire un membro della sua famigliauna signora anziana con capelli da pazza e occhi color mieleper fare qualche rituale sull’ultima scrivania in suo possesso. Non posso giurare che c’entrasse del sangue di gallina ma vi posso assicurare che ha tirato fuori una strana pomata che ha spalmato su tutta la sedia e la scrivania. Me ne dimentico per un paio di settimane e poi, bam! Lei arriva in ritardoè una sua abitudine e non lo sto dicendo come una cosa razziale perchè non ho neanche un pizzico di cattiveria in mee sta giocicchiando con una Pepsi Light e qualche merdosa opera d’arte fatta da suo figlio, abbaiando “Buongiorno!” a chiunque ascolti. E’ così quasi tutti i giorni con lei; non è una gran lavoratrice, e questo è un fatto, non è un insulto sulla sua razza o religione o colore (mi confondo fra queste cose ma sono sicuro che capirete). E il coso l’aspetta, raggomitolato in un cassettino laterale o appoggiato sopra la graffettatrice o dovunque mi giri di farla. Un’altro stronzo. A pensarci bene fa proprio ridere, dovete ammetterlosono sicuro che lo farebbero vedere su Candid Camera o “You Tube” a parte forse la parte con la caccae poi si riparte, tutto il 23mo piano, attraverso un altro giro di abbracci e baci e conforto e rabbia e riletture disperate dei nostri fascicoli da parte dei supervisori. Per aumentare la sicurezza, hanno anche installato delle telecamere sul nostro piano, che penso sia illegalel’ho gentilmente fatto notare un giorno (tramite un biglietto anonimo). Ma sono solo accese quando non c’è nessuno nell’ufficio. Di notte. Ovviamente ciò che non sanno, e che non potrebbero mai sapere, immagino, è che ora la faccio (la bombardata, coma la chiamiamo ora) solo nelle serate che possiamo coordinare con gli orari di Gary, così che lui possa prendere la cassetta alle prime ore dell’AM e cancellare la brutta verità dai documenti video. Puoi praticamente sentire il clak-clak-clak degli stivali di sicurezza mentre corrono giù fino al magazzino per controllare le cassette dopo un altro incidenteed eccolo lì, il nostro piccolo umile ufficio, addormentato per tutta la notte, acceso dal bagliore collettivo dei monitor. E’ una scena classica.
Non mi piace molto L’Tesha; immagino che potrei affermarlo se mi mettessero spalle al muro su questo argomento-mandandomi in prigione (dove indubbiamente incontrerei un suo cugino o fratello) o in una di quelle catacombe segrete della CIA e torturandomi per un paio di giorniprobabilmente direi così. “No, non amo molto quella pigra, scema, brutta, inutile puttana.” Quella sarebbe la mia posizione ufficiale, quantomeno, quella che mi porterei alla tomba, e non ho niente contro di leineanche per come l’hanno assuntae certamente non ha niente (o molto, molto poco) a che fare con il fatto che ha ovviamente una mamma o un papà nero e Dio-solo-sa-cosa per altro genitore. Forse vietnamita. No, io faccio quello che sono impegnato a fare proprio in questo momento, perchè è divertente e crea dipendenza ed è una di quelle cose che diventano un rituale nella tua vita. E, onestamente, in qualche strano modo penso che mi aiuti a capirlaMs. L’Tesha Jackson, con il suo dente d’oro e i suoi capelli logori e il suo penchant per i vestiti viola scuroe quelli della sua sorta in quei momenti di crisi quando sono lì che la abbraccio, lasciandola piangere direttamente sulla mia camicia Arrow. Io la osservo, mentre lei guarda in alto verso di me con i suoi grandi occhioni e posso sentire il suo seno che sale e scende con ogni suo respiro, seno che anche dopo due bambini illegittimi sembra essere pieno e sodo e maturo, e la stringo, guardando i miei colleghi intorno a noiche stanno tutti scuotendo la testa e piangendo in lutto collettivoe le mie mani riescono a delineare la cima, la salita assoluta, di quello che sembra essere un culo incredibilmente duro e solido, giusto attraverso il tessuto economico della sua gonna a fiori. E in questi momenti, quei pochi secondi che abbiamo insieme una o due volte al mese, sento tutto l’odio e la paura e la disperazione del bianco e del nero e dell’uomo e della donna che si sgretolano e siamo liberi, io e L’Tesha, mentre ci stringiamo l’un l’altro sulla moquette industrialeliberi come il primo padrone di una piantagione che abbia mai tinto da quel pozzo, tenendo tra le braccia una giovane bellezza dalla pelle nera, stretta al suo petto. Si, sia io che lei siamo semplicemente colleghi che si aiutano attraverso una piccola tragedia lavorativa, ma nei miei pensieri L’Tesha e io siamo liberi, e aleggiamo leggeri fuori dalla finestra della mia scrivania, salpando verso un cielo perfetto, sopra il parco e i palazzi vicini, via, verso la grande abbagliante palla gialla che siede librata sull’orizzonte lontano…
NEIL LABUTE
Si. Questo pezzo è sicuramente spinto. Ovviamente stai creando un personaggio molto diverso da te. Ci metti molto tempo a scrivere in una voce così estranea alla tua?
No. Mi è venuta relativamente velocemente. Una questione di giorni più che di settimane.
Fai molte bozze dello stesso pezzo?
Sono quel tipo di scrittore che fa molti piccoli cambiamenti, ma nessuno di essi è abbastanza vasto da creare una bozza separata.
Sono ancora bloccato nel cercare di categorizzare il pezzo. E’ uno studio personale? Una satira? Un attacco alla follia del genere umano?
Chiamalo un documentario. E’ qualcosa che ho fatto un po’ di tempo fa e dovevo togliermelo dalla testa. [ride]
Questo di sicuro non mi renderà il lavoro più facile, sai.
Here's what we're talking about. While their gay elders are ebaying a patent leather chef's hat to complete their "ensemble", these homes just throw on whatever the teen girl who let them sleep over left on her bedroom floor and they're ready to rampage. Comments/Enlarge See all
Please never forget that the old gang is always back at home wondering where you’ve been all this time. It’s like at the end of Labyrinth where the puppets say (in their little puppet voices), “But should you need us…” And, now I’m crying. Comments/Enlarge See all
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