Tunas sono la classica band che si è formata alle scuole superiori dall’ incontro di due di loro. All’inizio il cantante non ne voleva sapere di fare canzoni che non suonassero come le band garage del periodo d’oro 1964/1967 ma poi l’hanno fatto ragionare e l’hanno convinto a farsi influenzare un po’ dal punk 77, dall’hardcore e persino dal soul. Morale della favola, ci ritroviamo con una band italiana garage/punk, coi testi in inglese, che dal vivo è solida come il Muro di Berlino nel 1961, che suona ovunque la chiamino basta che non ci rimetta soldi e che da poco ha pubblicato il suo primo album “Au… gogo” su Gravedigger’s Records. E che, soprattutto, odia la scena indie. Ma proprio la odia a tal punto da averne fatto una canzone contro e da prendersi gioco continuamente degli indie kids al microfono durante i concerti. Frabbo, cantante e chitarrista, inoltre legge pochissimo ma ha le idee chiare su un sacco di altre cose.
Vice: Che rapporto avete coi libri?
Frabbo: Gli altri del gruppo sicuramente migliore di me. Io ho ventitrè anni e avrò letto dieci libri in vita mia, non di più.
Con la letteratura e la narrativa ho un rapporto pessimo. Ho disperato bisogno di immagini; adoro Gianburrasca per dire, lo considero un capolavoro. E’ un po’ come se fossi fermo all’asilo.
Ma tipo che non hai mai finito un libro in vita tua o che l’ultimo l’hai letto otto anni fa a scuola?
L’ultimo che ho inizato a leggere è stato un paio di anni fa e non sono andato oltre le prime due pagine. Gli unici che mi ricordo di aver letto per intero sono la storia del processo di Charles Manson e l’ autobiografia di Califano, Il Calisutra. Poesia di vita.
C’è qualcuno che si puo’ definire l’intellettuale del gruppo?
Dico tutti tranne me. Io sono l’ignorante dalla situazione diciamo.
E te ne vanti?
No, non me ne vanto assolutamente ma neanche me ne vergogno. Ho altri interessi; ognuno ha i suoi. Magari un giorno cambierò e avrò delle piacevoli sorprese dai libri. Per ora mi accontento di leggere Asterix e Obelix.
I testi li scrivi tu?
Si, quasi sempre.
E se qualcuno viene e ti dice, scrivimi un racconto che te lo pubblico?
Gli dico ok, ma gli dico anche sono cazzi tuoi!
Quindi non sei della scuola degli artisti a 360 gradi: tipo canto in una band, dipingo quadri, faccio cortometraggi e scrivo narrativa?
Io a questi personagggi sinceramente ci cago sopra. Sono tutte stronzate. La parola artista non vuol dire più un cazzo. E’ la parola più inutile coniata da un essere umano per un altro essere umano.
FEDERICO SARICA
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