Banco della carne al mercato di Stone Town.
Foto dell’autore.
Coltelli e tastiere in vendita.
Pop Ambient 2007


o passato alcuni giorni di settembre a Zanzibar e un pomeriggio mi sono messo a passeggiare con mia sorella per le anguste strade della vecchia capitale dell’isola africana, Stone Town. Siamo stati al mercato, dove c’era gente che dormiva sul bancone della macelleria proprio di fianco alle carcasse degli animali, e abbiamo proseguito oltre l’incrocio che delimitava la zona turistica giù per una strada piena di negozi che vendevano scarpe da ginnastica, magliette, utensili di plastica per la cucina—cose normali per gente normale, niente per due turisti come noi. Abbiamo fatto marcia indietro, trovando a fatica la strada del ritorno e siamo finiti di nuovo in mezzo ai vari negozietti di gioielli etnici fatti a mano, spezie, zucchero di canna, sciarpe, insalatiere in ebano e t-shirts con scritto “Tintin a Stone Town”. A un certo punto, mentre passavamo davanti a un negozietto nel cui retro si intravedeva la sagoma di un uomo curvo a lavorare su un tavolino, ho sentito degli strani suoni esotici che provenivano da dentro, qualcosa che poteva assomigliare a una sorta di orchestra elettronica voodoo. Sarei voluto entrare a chiedere all’uomo cos’era, ma non l’ho fatto, immaginando che non avrebbe capito cosa volevo. Invece siamo andati al Mercury’s, il ristorante che prende il nome dal figlio più celebre di Zanzibar, Freddie Mercury (anche se, visto la figura controversa che era, le autorità l’hanno ignorato fino a poco tempo fa quando hanno capito che la sua immagine poteva fruttare un po’ di cash). Lo staff del Mercury’s indossava delle ripugnanti magliette con scritto sul retro un verso di Bohemian Rhapsody: “Is this just real life?/Is this just fantasy?” Abbiamo ordinato del caffè freddo in onore di Freddie. Avrebbe compiuto sessant’anni quella settimana.

La cosa principale è che, da quando sono tornato dall’Africa, continuo a chiedermi perché non mi sono informato su quella musica e dove mi sarebbe stato possibile rintracciarla di nuovo. Suppongo che è un po’ quello che fa Alan Bishop, il tizio Sublime Frequencies, quando è in giro per completare le sue intrepide compilation di world music per hipsters tipo Radio Algeria e Radio Thailand. Ma un ottimo sostituto per quella sconosciuta musica equatoriale sembra essere tutta questa acid house psicotropica e ferocemente strana che arriva dalla olandese Creme Organization attraverso le menti contorte di Jamal Moss (aka Hieroglyphic Being e The Sun God) e Tadd Mullinix (aka Dabrye e James T. Cotton). Sull’ultimo progetto di Moss, AfricansWithMain-frames, sembra aver inzuppato le sue drum machines di effetti che fanno suonare tracce come “Mogadishu” e “Djibouti” viziosamente corrotte anche se comunque molto ballabili. Mentre “Pump The Planet 2” e “Psychedelic Mindtrip”, i due nuovi singoli di JTC, sono ancora più strani e più primitivi del suo recente disco horror-rave 2AM/FM. Qui, il produttore, sembra aver rinunciato completamente al controllo sulle sue macchine soprattutto sulle incredibili “Trancender” e “The Sound Of Winedrinking”.

Il produttore olandese Legowelt raramente nasconde la sua ossessione infantile per l’Africa, che nella sua testa è una terra di eserciti di zombie, vecchie civiltà e squadroni di nazisti sopravvissuti e trasformatisi in cannibali—una visione completata alla perfezione dal suono della 808 e della 303. Su “Stranger In The Strangest Of Lands” si unisce al genio di Chicago Dj Traxxx per una jam house old school, poi a Traxxx e Tadd Mullinix su “The Precision of Creep Acid”. E’ sicuramente interessante vedere Crème Organisation prendere questa nuova direzione. Il boss dell’ etichetta Jeroen aka DJ TLR spiega: “Ha le vibrazioni dell’ old school ma è roba moderna. Poi non ha regole precise e non è lineare come la tecno. Non so, penso mi piaccia sempre il vintage, ma sono un po’ stufo di questi suoni noir e neodisco. Sembra che alcuni siano talmente entrati in quel suono da esserne rimasti intrappolati. Ah, e non ho ancora deciso se mi piace tutta questa cosmic/space disco. Non è che mi coinvolga molto in realtà.”

TLR non ha comunque dimenticato le sue radici completamente: la Crème ha appena fatto uscire A Tribute To Robert Moog, un tributo di 19 canzoni alla leggenda del sintetizzatore con dentro un po’ di pezzi nuovi di Hieroglyphic Being, Alexander Robotnick, DMX Crew, Luke Eargoggle, Bangkok Impact e simili.

Se ci credi fermamente, puoi rintracciare influenze africane anche sul nuovo doppio di Villalobos uscito per Perlon, What’s Wrong With My Friends? C’è un assolo di percussioni che dura otto minuti e si chiama “Africolaps”, ma c’è il sospetto che si chiami così perché il produttore aveva una bottiglia di Africola, una cola tedesca, in studio. In ogni caso, è un disco meraviglioso. Come lo è la compilation della Kompakt Pop Ambient 2007: il suo pezzo principale, “Kappsta” di The Field, riduce la colonna sonora di Twin Peaks a un loop di piacere puro e assoluto.

PIERS MARTIN

COMMENTI










If vegans ever come up with their own porno industry this guy is going to be rolling in the eggless dough.
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The blue and yellow t-shirt collage is pretty ballsy on its own but throwing in the uncle suspenders takes it so far you want to follow him into battle.

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